Alcuni articoli dal giornale L'Arena
Martedì 07 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 27
ZEVIO. Successo per l’iniziativa che per un giorno ha coinvolto ben 17 classi Ragazzi d’oggi paladini della danza popolare
Palasport «invaso» e genitori costretti a mettersi in coda
di Piero Taddei
Ragazzi in pista per la manifestazione «Danza con me» che si è svolta al Palasport ... Per un giorno, i 355 ragazzi delle elementari del capoluogo hanno trasformato il palasport in una grande pista da ballo: la struttura comunale di via Aldo Moro è stata infatti teatro della dimostrazione di danze popolari che ha coinvolto tutte le 17 classi del plesso, coordinata delle insegnati Maria Cristina Lonardoni e Anna Notaro.
Per l'alto numero, non tutti i genitori, plaudenti e più volte intervenuti a chiedere il bis, hanno potuto prendere posto sulle gradinate, nonostante la rappresentazione sia stata divisa in due grandi gruppi di ragazzi. In pista hanno trionfato allegria, ritmo, coordinazione motoria, conoscenza di musiche e coreografie sviluppate nel tempo e tramandate di generazione in generazione, alla pari delle storie e delle leggende. Regista della kermesse e delle varie fasi dell'esperienza su punte e tacchi, Luigi Nani, del Gruppo ricerca danze popolari di Verona.
Dice soddisfatto il preside dell'Istituto comprensivo, Luigi Vergani: «Un’iniziativa resa possibile dagli insegnanti come normale programmazione didattica, che di fatto è diventata gioioso momento d'aggregazione per il paese. I ragazzi hanno saputo organizzare spazi e movimenti in maniera incredibile. Pensiamo di riproporre l'iniziativa facendo diventare protagonisti anche i genitori, in modo che ci sia continuità con la famiglia nel recuperare tradizioni che diversamente andrebbero perse».
Per alcuni popoli le danze popolari sono ancora momenti d'incontro e di condivisione di emozioni e sentimenti comuni. Come spiegano le insegnati coordinatrici Lonardoni e Notaro, danzare insieme «è anche un'opportunità per scoprire canali di comunicazione che implicano essere in armonia con gli altri».
Traendo spunto dai ritmi tribali, la danza popolare è dunque un'esperienza da riscoprire, perché ripetitività dei gesti e semplicità d'esecuzione diventano un modo per conoscersi e conoscere altre culture, per sviluppare l'espressione corporea, acquisire e incrementare il gusto della musica, scoprire l'esigenze di regole e la necessità di rispettarle.
La rappresentazione del palasport era stata preceduta da incontri nelle classi con l'ascolto di musiche popolari di vari paesi, di danze-gioco per bambini e loro esecuzione, da verifiche attraverso osservazioni che hanno valutato i graduali progressi degli alunni che la scuola ha trasformato in ballerini.
Lunedì 06 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 19
SAN GIOVANNI LUPATOTO. Si estende su un’area di 103mila metri quadrati: non si potrà cacciare né addestrare cani
Sì al parco del Pontoncello
Approvato dal Consiglio comunale che ne ha pure definito i confini: dalla diga sull’Adige fino alla «casa bombardà»
di Renzo Gastaldo
Uno scorcio del bosco fluviale nella golena di Pontoncello
l Consiglio comunale ha approvato all’unanimità l’istituzione del «Parco del Pontoncello», definendone la perimetrazione. Si tratta della zona boschiva che si trova dopo la diga, nell’area golenale dell’Adige, e arriva fino all’ex casello idraulico, meglio noto come «casa bombardà», al confine con Zevio. Il parco, all’interno del territorio comunale in zona lupatotina, si estende per una superficie complessiva di 103mila metri quadrati.
Il dirigente comunale Fiorella Federici ha illustrato ai consiglieri i contenuti tecnici del provvedimento.
«Viene istituito il parco di interesse locale che scaturisce da un accordo con i Comuni di San Martino Buon Albergo e Zevio per la riqualificazione della zona dell’Adige», ha spiegato l’architetto Federici, «l’area, che è un sito di interesse comunitario, è di proprietà del Genio Civile che però l’ha data in concessione d’uso all’amministrazione comunale. L’istituzione del parco permetterà anche di accedere a finanziamenti regionali per il suo mantenimento e sviluppo».
Il capogruppo leghista Alberto Brunelli ha chiesto chiarimenti sul futuro dell’attività venatoria e di addestramento cani nel parco, ottenendo come risposta che tali attività non sono praticabili nella zona del parco. 
Il presidente del Consiglio comunale Daniele Turella ha espresso il suo parere favorevole all’istituzione del parco definendola una «iniziativa di valorizzazione e rispetto ambientale» che permetterà, grazie all’affidamento in gestione ad associazioni, di migliorare l’attuale situazione di carente manutenzione.Turella ha ricordato che il Comune ha stipulato una convenzione con l’associazione Freedom, alla quale è stato affidato il compito di ripulire l’area dai rifiuti e dalla sporcizia abbandonati sul posto.
«La stessa associazione avrà anche il compito di provvedere allo sfalcio periodico dell’erba, al taglio degli alberi malati o pericolanti e di quelli sporgenti sulla strada dell’argine, riqualificando l’area, che sarà, molto più ordinata e vivibile», ha detto Turella.L’intervento di Freedom è già iniziato qualche settimana e gli effetti si vedono già.
Di ben altro tenore, rispetto a quello del presidente Turella, l’intervento del consigliere di opposizione Luigi Biondaro che annunciando il suo voto favorevole sul provevdimento ha però messo in evidenza l’incongruenza della costituzione di un parco sulla destra del fiume quando sulla sinistra, alla stessa altezza, c’è l’inceneritore di Ca’ del Bue. Biondaro ha colto l’occasione per contestatare ancora una volta la linea di condotta del Comune nella sua battaglia contro l’inceneritore. Gli ha risposto il capogruppo di Forza Italia Paolo Pasqualini, il quale ha ribadito la fondatezza e l’opportunità delle iniziative di tutela della salute e dell’ambiente, motivazioni per le quali l’amministrazione comunale è costretta alla battaglia.
Il dibattito si è quindi esteso a Ca’ del Bue ed ha fatto registrare l’intervento del consigliere Gianmario Piccoli e del sindaco Fabrizio Zerman. Il primo ha esposto i timori del mondo agricolo nei confronti di Ca’ del Bue.
Lunedì 06 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 19
ZEVIO. Incontro tra i vertici dell’Ulss e della sanità veneta: il polo riabilitativo frenato dalla carenza di finanziamenti
Ospedale ricco solo di pazienti
Non scappa nulla ai sostenitori del Chiarenzi di Zevio, sempre in spasmodica attesa che l’assessore alla sanità Sandro Sandri mantenga la promessa di far diventare l’ospedale polo riabilitativo provinciale, confermando così l’ottantina di posti letto riabiliativi rimasti in dotazione, gli unici non «triturati» dalla riorganizzazione sanitaria.
I supporter del Chiarenzi segnalano l’incontro a Legnago, mercoledì scorso, del segretario regionale a sanità e sociale, Giancarlo Ruscitti, con il direttore generale dell’Ulss 21 Daniela Carraro. E si chiedono se il sopralluogo del «capo» dei funzionari che si occupano della programmazione sanitaria del Veneto, abbia portato novità anche per l’ospedale in apnea da una decina d’anni.
Il direttore generale Carraro conferma l’arrivo di Ruscitti: «L’incontro è durato solo due ore, per cui non ho potuto estenderlo ai sindaci, essendosi concentrato su questioni tecniche. Abbiamo parlato della situazione dell’Ulss, sopratutto dei finanziamenti, perché la nostra azienda sociosanitaria è fortemente penalizzata dall’uscita di San Giovanni Lupatoto. L’attuale meccanismo rapporta i finanziamenti regionali al numero degli abitanti dell’Ulss. Quindi, non essendoci l’introito derivante dai quasi 25 mila lupatotini aggregati all’Ulss 20 qualche anno addietro, circa 34 milioni di euro, ci manca il pareggio di bilancio e la possibilità di fare investimenti in tranquillità. Diversamente avremmo un attivo di 17 milioni di euro, del quale beneficerebbe anche Zevio». 
Quanto al progetto di polo riabilitativo provinciale nel Chiarenzi, la Carraro assicura di continuare a lavoravi con le altre Ulss veronesi. «Intanto l’attività del reparto va bene, tanto che ha liste d’attesa». In corsia, però, si parla di blocco delle prestazioni riabilitative agli esterni causa carenze di personale: «Fatti contingenti», risponde la Carraro. «Ho deliberato una sostituzione anche ieri. Il personale non subirà modifiche rispetto al numero autorizzato dalla Regione nel 2008, quando l’Ulss prese in carico il reparto prima affidato a privati». P.T.
Domenica 05 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 30
ZEVIO. Lunghi fili di margherite bianche attorcigliati sui pali della luce, sui lampioni e sui cartelli stradali. I vigili ogni settimana li rimuovono
Strade piene di fiori per Alice
Da due mesi un segreto Romeo riempie ogni angolo di Santa Maria di delicate composizioni per la sua Giulietta
di Piero Taddei
Ghirlanda di fiori su un palo segnaletico in paese FOTO AMATOQuanto a fiori, Santa Maria di Zevio fa concorrenza a Sanremo? Pare proprio di sì a giudicare come, da qualche tempo, dai pali dei cartelli stradali e dai lampioni pendano margherite, gerbere e rose che danno un tocco floreale alla popolosa frazione zeviana immersa nel verde dei campi. Ma sul nome dell’autore e sul perché profonda a piene mani sue composizioni, permane il mistero più assoluto.
L’interrogativo tiene con il fiato sospeso i più curiosi, ai quali non è sfuggita l’insolita vicenda, che si dichiarano disposti ad appostamenti anche notturni pur di dipanare la matassa. Di fatto, il paese s’addormenta spoglio e, quasi settimanalmente, si sveglia adorno e olezzante. A partire dal cartello che indica l’ingresso a Santa Maria posto vicino allo stabilimento Aia. Sul quale un adesivo recita in inglese: «The village of the endless spring. The village of Allie» cioè in italiano «Il villaggio dell’eterna giovinezza. Il villaggio di Alice».
L’altra mattina il cartello era circondato da una composizione di fiori bianchi. Altre ghirlande appena entrati in paese: sull’angolo tra le vie Primo maggio e Dottori. Un segnale di direzione? Poco più avanti, sul cartello che indica via De Gasperi, nuova scritta: «Allie’s road» cioè «La strada di Alice». All’incrocio con via Andreoli altri pali agghindati a festa. Lo stesso sui supporti dei cartelli stradali del piazzale antistante la parrocchiale.
Non è finita: bottiglie trasparenti traboccanti di fiori sembra siano state trovate nella vicina San Procolo, strada pressoché disabitata che porta sull’argine dell’Adige. Una passeggiata ideale per innamorati che anelino l’intimità. Lì l’ignoto «fiorista», accanto alle bottiglie, avrebbe lasciato un messaggio che invita i passanti a non prelevare i fiori perché destinati alla persona del suo cuore. Tra l’altro, incollata sul cartello che porta il nome della via c’è l’equivalente in inglese de «La strada dell’anima di Alice».
Insomma, l’ipotesi che in zona agisca un «Romeo» che, persa la testa per l’amata, voglia corteggiarla a suon di petali sembra essere strada obbligata. Se così fosse, «Giulietta» potrebbe abitare in via De Gasperi o immediate vicinanze.
L’ipotesi innamorati, però, non trova d’accordo la polizia municipale. Ieri mattina il vicecomandante Loris Perbellini ha avuto un gran daffare per liberare dai fiori una quindicina di pali stradali: «Il Codice della strada vieta di apporre qualsiasi cosa sui segnali stradali», dice. Impressione del vicecomandante è che composizioni e scritte in inglese siano il frutto della cultura di extracomunitari che abitano in zona. Sempre ieri mattina Perbellini ha escluso che l’autore possa trovarsi tra un gruppo di cinesi che abitano un condominio di via Dottori.
Il vicecomandante non riesce a darsi pace: «Sono fiori veri, recisi. Quelli che ho staccato sabato sembrano piccoli crisantemi bianchi, davvero belli. Ho rimosso fiori anche un mese fa. Mah, penso anche che potrebbe trattarsi di una qualche setta».
Domenica 05 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 32
LA QUESTIONE INCENERITORE. Disertato dagli zeviani l’incontro a Santa Maria sulla riattivazione dell’impianto. Zerman promette la raccolta differenziata porta a porta
«Togliete combustibile a Ca’ del Bue»
Il fisico Venosi consiglia i sindaci di puntare tutto sulla Valutazione d’impatto ambientale e strategica
Zevio snobba l’incontro sull’inceneritore di Ca’ del Bue, organizzato dalle associazioni Cittadini del mondo e Collamente. Una cinquantina le persone in sala a Santa Maria, la maggior parte lupatotine. Al tavolo dei relatori un esperto di fama nazionale su impatti ambientali: il fisico Erasmo Venosi, già vicepresidente della Commissione nazionale per la prevenzione e il controllo integrato dell’inquinamento. Al sindaco lupatotino Fabrizio Zerman, Piergiorgio Vesentini ha contestato la non introduzione della raccolta porta a porta, già avviata a Zevio, come modo per togliere i rifiuti all’inceneritore. Zerman ha annunciato che il suo Comune darà il via al porta a porta entro l’anno, «servendoci di una nostra società, perché tenene fuori l’Amia è un modo per combattere l’inceneritore».
Adottare comportamenti virtuosi è la parola d’ordine anche dal sindaco di San Martino, Valerio Avesani: «A ogni famiglia abbiamo regalato una borsa in juta per evitare l’uso dei sacchetti della spesa, stiamo predisponendo la distribuzione dell’acqua in bottiglie non di plastica, sensibilizzando le farmacie affinché distribuiscano pannolini riciclabili. Ben venga Ca’ del Bue se induce a modelli comportamentali più ecologici». In favore della strategia di togliere «combustibile» all’inceneritore anche il sindaco Paolo Lorenzoni. 
Venosi ha delineato la strategia tecnico-giuridica da opporre a Ca’ del Bue: agire in sede di Valutazione d’impatto ambientale, di Valutazione ambientale strategica e di Autorizzazione integrata ambientale, pronunciamenti che analizzano preventivamente i progetti e il processo industriale ad inceneritore avviato. «Se non troverete risposte dai tribunali amministrativi, c’è la Corte costituzionale, quindi la Corte di giustizia europea e quella che tutela i diritti dell’uomo».
L’esperto ha poi insistito sulla necessità di azioni congiunte tra cittadini e amministratori locali, «per spuntare la battaglia di civiltà contro l’inceneritore». E sulla necessità di ridurre i rifiuti da trasformare in energia: «Meno sarà il conferito, minori saranno i fumi e l‘inquinamento». Un toccasana la raccolta differenziata spinta: «Toglie carta, plastica e legno dai rifiuti, determinanti per il potere calorico necessario agli inceneritori».
Altri correttivi: fare in modo che a Ca’ del Bue si utilizzino solo rifiuti prodotti in provincia, incentivare il compostaggio, esigere che parte dei rifiuti prodotti sia bruciato nelle centrali a carbone che producono elettricità, pretendere il monitoraggio continuo delle emissioni, adottare la tecnologia Gps per controllare l’andirivieni dei camion da Ca’ del Bue.
La particolareggiata esposizione di Venosi ha indotto il sindaco Zerman a chiedere appoggio all’esperto nella lunga battaglia che ancora si profila contro le ciminiere che si ergono al di là dell’Adige.P.T.
Domenica 05 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 39
OPPEANO. Uno studio promosso dalle tre aziende del polo siderurgico di Vallese e dal Comune per riulizzare l’energia Dalle acciaierie acqua
per teleriscaldare le case
Il calore prodotto dai forni può essere recuperato e si può distribuire in rete a un migliaio di famiglie
di Zeno Martini
Una parte di stabilimento delle acciaierie di Vallese DIENNE FOTOScaldare l’acqua a costo zero per un migliaio di famiglie, sfruttando il calore prodotto dalle tre aziende del polo siderurgico di Vallese. Il sistema si chiama teleriscaldamento e c’è uno studio di fattibilità condotto dalla «Agos» di Roma: studio commissionato dalle tre aziende siderurgiche Verona Steel, Ferriera Valsider e Sider Plating Scaligera e dall’amministrazione comunale.
La distribuzione di calore dalle tre aziende vallesane sarebbe un beneficio, il primo probabilmente, che arriverbbe ai cittadini che vivono a contatto con le industrie e dalle quali, fino ad oggi, hanno avuto solo disagi. A cominciare dal traffico di mezzi pesanti, dall’inquinamento da cromo esavalente delle falde acquifere e dei fossi, fino all’inquinamento acustico con il quale in molti sono costretti a convivere.
Ma a fronte di tanti problemi, ora le tre industrie potrebbero regalare a un migliaio di famiglie la possibilità di avere l’acqua calda in casa senza consumare gas metano, né altri combustibili.
La «Agos» ha certificato che ci sono i presupposti per recuperare e sfruttare il calore prodotto dalle ferriere - e che resta inutilizzato - per alimentare un sistema di distribuzione dell’acqua calda, costruendo una rete di teleriscaldamento. L’impianto sarebbe in linea con il Piano energetico nazionale, che indica la necessità di un uso razionale dell’energia e lo sviluppo di fonti rinnovabili. In questo modo le aziende potrebbero ridurre il loro impatto sull’ambiente, contribuendo a diminuire le emissioni di anidride carbonica.
Il Comune ha investito, per ora, 10mila euro: «È un progetto impegnativo», dice il sindaco Alessandro Montagnoli, «che nella sua seconda fase dovrà individuare come potrebbe essere messo in atto. Inizialmente credevamo che il sistema potesse servire solo le strutture comunali. Invece i risultati dello studio dicono che si potrebbe fornire energia ad un migliaio di utenti. È una opportunità che vogliamo cogliere, sfruttando le potenzialità del Polo siderurgico».
«I numeri dello studio ci dicono che esiste la possibilità di dare una valida alternativa energetica alle nostre famiglie», prosegue il sindaco Montagnoli, «il teleriscaldamento, del resto, è una realtà che funziona anche in altre zone della provincia, come a Verona. Spetterà alla prossima amministrazione approfondire questo progetto, tenendo presente che il sistema potrebbe riscaldare anche l’acqua di una piscina pubblica.
Intanto abbiamo una base di partenza su cui sviluppare in futuro dei piani».
Sabato 04 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 27
ZEVIO. Il cogeneratore a pollina brucia le deiezioni dei polli e contemporaneamente le trasforma in energia e calore
Il gassificatore si farà ma il Comune non dice dove
L’impianto al centro del Consiglio comunale, Campedelli: «C’è la nostra disponibilità»
di Piero Taddei
La pollina viene prodotta soprattutto negli allevamenti avicoli
Se, come ne ha dato notizia L’Arena, il sindaco di Lavagno ha bocciato l’ipotesi di realizzare nel suo Comune un impianto di cogenerazione a pollina per togliere gli allevatori di polli e tacchini dall’incubo direttiva nitrati che dal primo gennaio 2008, a tutela delle falde acquifere, dimezza il carico di azoto nei campi, come sta la situazione a Zevio, l’altro Comune che si era mosso nella stessa direzione?
L’interrogativo è stato posto alla maggioranza di Paolo Lorenzoni, durante l’ultimo Consiglio comunale, da Nicola Ranghiero (Uniti cambiare si può). L’esponente dell’opposizione ha chiesto se all’impianto zeviano è stato dato il via libera, se c’è da attendere il parere d’impatto ambientale, se è stata individuata la zona in cui sorgerà e se il Comune intenda partecipare alla gestione. Ranghiero, infine, ha chiesto se rispetto alla disponibilità di massima accordata in un primo momento, il Comune abbia ora preclusioni all’impianto che, come fu ventilato, potrebbe sorgere nella zona industriale di Santa Maria.
Assente il sindaco Paolo Lorenzoni, a Ranghiero ha risposto il suo vice, nonché assessore all’ecologia, Samuele Campedelli: «Allo stato attuale, nessun progetto è depositato in Comune. Quindi è impossibile fare valutazioni sull’impianto, al quale avevamo dato disponibilità nell’ottica di favorire il mondo degli allevatori, fatta salva però la tutela della salute dei cittadini e l’inquinamento dell’ambiente».
Nell’imminenza dell’entrata in vigore della direttiva nitrati, il primo gennaio dello scorso anno, il presidente provinciale dell’Associazione italiana coltivatori, lo zeviano Albino Stevani, aveva indicato l’attivazione di un gassificatore a pirolisi quale soluzione per non dimezzare il numero di polli e tacchini allevati in loco, causa l’impossibilità di smaltire sui campi tutta la pollina prodotta. Verona, leader italiana nel comparto avicolo, e più in generale la Pianura Padana, non dispongono di superfici sufficienti ad accogliere il carico di nitrati indotto dalle deiezioni animali. Da qui l’idea di ridurre in cenere le deiezioni e contemporaneamente trasformarle in energia elettrica e acqua calda. Per soddisfare i fabbisogni della nostra Provincia servirebbero una decina di gassificatori, costo medio di ognuno 5 milioni di euro. Ma, come tra l’altro hanno sostenuto gli ambientalisti, manca una regia e, in primis, un piano di localizzazione.
Sul progetto di Stevani fioccarono le adesioni degli allevatori. Ora, ad oltre un anno di distanza, il presidente dell’Aic dice: «Stiamo procedendo a passi veloci. La tecnologia che intendiamo adottare non è più olandese ma americana. A breve andremo a verificarla direttamente negli Usa». Stevani fa poi sapere che gli allevatori aderenti al progetto della sua associazione si sono costituiti in società di trasformazione. Così, secondo quanto legiferato dalla Regione, hanno tempo fino al primo gennaio 2011 per attivare l’impianto, «fornibile in sei mesi di tempo».
Il presidente conclude: «Già abbiamo acquistato il terreno su cui insediare il gassificatore. Però preferisco non dire dove sorgerà». La prudenza di Stevani punta ad evitare contestazioni in tempi in cui anche a Zevio l’inceneritore di Ca’ del Bue fa discutere.
Venerdì 03 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 29
ZEVIO.Ambulanze a scuola ma era solo paura
Bimbi spaventati dall’acquaragia
Attimi di panico ieri nel primo pomeriggio alle scuole elementari San Giovanni Bosco del capoluogo, ma in realtà senza particolari conseguenze per i piccoli protagonisti della vicenda che ha messo a soqquadro il paese per l’intervento di tre ambulanze: del locale ospedale Chiarenzi, di quello di San Bonifacio, della Croce verde. L’allarme ha sortito l’arrivo di carabinieri, vigili urbani e del fuoco, e dell’assessore alla sicurezza Diego Ruzza.
Una sirena dietro l’altra perché, secondo la ricostruzione dei carabinieri del maresciallo Ermano Olive, 15 alunni di quinta elementare si sono sentiti male dopo aver respirato esalazioni di acquaragia, il solvente usato in classe per diluire la vernice necessaria a colorare le uova da donare ai genitori in occasione di Pasqua. A lavori ultimati, l’insegnate avrebbe messo a pulire i pennelli in bicchieri di acquaragia posti sul davanzale della finestra. Ma dopo un po’ alcuni bimbi hanno accusato malori forse perché porta e finestre dell’aula erano chiuse. La suggestione pare aver fatto il resto. Risultato: l’androne della scuola si è trasformato in infermeria e la cosa ha impressionato papà e mamme in arrivo.
Il gran daffare del dottor Luciano Palazzin, colonna portante del pronto soccorso zeviano, ha ridotto a uno soltanto i bambini trasportati per accertamenti all’ospedale di San Bonifacio: sembra che il piccolo ricoverato sia stato vittima d’una crisi di panico. Intanto i carabinieri hanno informato l’autorità giudiziaria e posto sotto sequestro vernice, acquaragia e bicchieri che contenevano i pennelli. Scopo, appurare se la mescolanza vernice-solvente abbia dato origine a qualche reazione chimica.P.T.
Giovedì 02 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina
BELFIORE. Il progettato impianto idroelettrico sul canale ex Sava garantirà energia pulita ma anche entrate certe nelle casse municipali
Centrale, il Comune fa l’affare
Ricaverà 350mila euro all’anno per quindici anni I costruttori si impegnano a favorire l’imprenditoria locale
di Zeno Martini
La centrale idroelettrica di Belfiore, allo sbocco del canale ex Sava nel fiume Adige, il cui progetto è attualmente all’esame della commissione regionale per la valutazione di impatto ambientale, sarà un bel vantaggio per il Comune: di fatto risolverà tutti i problemi economici del Comune almeno per i prossimi quindici anni. Grazie alla convenzione siglata dall’amministrazione pubblica con la società Energia e infrastrutture Esco, a partire dall’entrata in funzione dell’impianto e per tutta la durata della concessione regionale, che in genere è di quindici anni, entreranno nella casse municipali circa 350 mila euro l’anno.
Questa cifra è il risultato dell’8 per cento del fatturato lordo della società, derivante dalla vendita dell’energia elettrica prodotta, più una percentuale sui «certificati verdi», cioè gli incentivi che vengono garantiti a livello europeo agli impianti meno inquinanti e che utilizzano fonti di energia rinnovabile. Una volta scaduta, la concessione potrà essere rinnovata con la Regione, e il Comune continuerà a percepire annualmente le royalties sul fatturato lordo, ma senza i certificati verdi, per l’intera durata anche della seconda concessione.
Sulla convenzione è previsto anche un anticipo di 100 mila euro l’anno al Comune, dal momento del rilascio dell’autorizzazione da parte della Regione per i tre anni successivi, durante i quali la società costruirà la centrale. Soldi anticipati, che poi verranno detratti nel momento in cui la società En.In.Esco comincerà a versare l’8 per cento del fatturato lordo sulla vendita dell’energia elettrica prodotta.
Insomma, i problemi dei tagli ai trasferimenti statali e dei limiti imposti al bilancio dal patto di stabilità saranno risolti in un sol colpo grazie a queste royalties, che significheranno per i belfioresi più servizi e fondi certi per le opere pubbliche. Soddisfazione dunque dalla pubblica amministrazione, che ha trattato per un anno con la società prima di arrivare ad avere questa nuova entrata certa.
«Il Comune avrà un vantaggio economico consistente», rimarca l’ingegner Gino Cherubini, capo del team di progettisti della centrale ed è direttore dell’Agsm, «sebbene la normativa in materia non prescriva alcunché e non obblighi i privati a versare nulla all’ente pubblico. Tuttavia, noi veniamo come ospiti in questa comunità, pertanto ci è parso giusto tradurre in questo maniera la riconoscenza per l’ospitalità che ci viene data».
Ma non è ancora tutto. «Nella convenzione è stato inserito anche che la società si impegna a favorire l’imprenditoria locale», aggiunge il sindaco, Gianfranco Carbognin, «nella fase di realizzazione dell’impianto. Questo farà bene alla nostre imprese in questa fase di crisi economica che stiamo attraversando».
Per costruire la centrale, occorreranno due anni. «I primi quattro mesi serviranno per gli interventi di scavo», prospetta l’ingegner Cherubini, «e per fare queste operazioni si aggiungeranno solo dieci mezzi pesanti al giorno al normale flusso di veicoli».
Giovedì 02 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 25
Parte dei macchinari sotto l’alveo del fiume
L’impianto con tre turbine tipo Kaplan avrà un impatto limitato sull’ambiente. E’ stato studiato per non essere invasivo: da lontano si vedrà appena. «Un cubo di cemento armato non è certo bello», ammette la dottoressa Flavia Cappelli responsabile del procedimento di «Via» della centrale per le società proponenti (En.In.Esco e Agsm), «abbiamo studiato il modo migliore per inserirlo nell’ambiente. Ma la commissione regionale Via, potrebbe chiedere delle soluzioni progettuali diverse da quelle che proponiamo, alle quali ci atterremmo». L’argine dall’Adige e del canale demaniale ex Sava verranno risistemati e piantumati. «Una parte dell’edificio sarà adagiata sulla sponda e l’altra parte sarà immersa nell’alveo del fiume», precisa il progettista ingegner Andrea Sposetti, collaboratore di Cherubini. «Verranno occupate tre voci dell’attuale passerella, ma la capacità di deflusso del canale rimarrà invariata. Sono stati previsti degli interventi di stabilizzazione dell’argine», aggiunge sempre Sposetti, «inoltre allo sbocco del canale saranno sistemati i massi esistenti che infrangono l’acqua in caduta e altri verranno aggiunti». La centrale poggerà su delle paratie in calcestruzzo armato, che saranno infisse nel fondo dell’alveo del fiume e che avranno la funzione pure di impedire la risalita dell’acqua. La struttura si basa su due carroponti: il primo raccoglierà le attrezzature e la centrale di controllo dell’impianto che sarà automatizzata, mentre l’altro carroponte conterrà le tre turbine. La centrale produrrà tra i 15 e i 22 milioni di chilowattora l’anno, garantendo l’elettricità a circa 20 mila famiglie. «Energia pulita», tiene a sottolineare il sindaco Carbognin, «perché verrà prodotta da fonti rinnovabili e garantirà una minore emissione di gas serra nell’atmosfera, circa 15 mila tonnellate l’anno di anidride carbonica in meno. Insomma, daremo una grossa mano per far diminuire l’inquinamento», conclude Carbognin.Z.M.
Giovedì 02 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 26
SAN GIOVANNI LUPATOTO. Al dibattito sulla riattivazione dell’inceneritore, che si è tenuto a Raldon, il sindaco difende il collega di Verona
Ca’ del Bue? «Tosi l’ha solo ereditato»
Zerman: «Impianto previsto dalla Regione, noi vogliamo riconvertirlo e puntare sulla raccolta differenziata»
di Renzo Gastaldo
Il sangue non è acqua (e la comune appartenenza di partito neppure) e quando, nel post dibattito riservato alle domande dei presenti, è stato attaccato il sindaco di Verona, Flavio Tosi, Fabrizio Zerman, sindaco di San Giovanni Lupatoto, è intervenuto in sua difesa. E’ successo martedì sera nel corso dell’incontro sull’inceneritore di Ca’ del Bue, guidato dal presidente del consiglio Daniele Turella, che si è svolto nel centro comunitario di Raldon.
«Il sindaco Tosi vuole fare un inceneritore che inquinerà ulteriormente il territorio e che arrecherà danno alla salute. Perché non invece si oppone a Ca’ del Bue?», aveva chiesto una cittadina di Campagnola. «E perché i sindaci di San Giovanni, Zevio e San Martino Buon Albergo, invece di fare tanti incontri, non si danno da fare con la Regione?».
Prima Turella ha spiegato che l’azione congiunta delle tre amministrazioni comunali è un grande risultato, l’unico che può aprire qualche spiraglio nella vicenda. Poi Zerman ha difeso Tosi.
«Il sindaco Tosi non ha voluto ma ha ereditato Ca’ del Bue», ha controbattuto. «E occorre tenere conto che l’inceneritore è un impianto voluto dalla Regione che nel suo piano dei rifiuti ha previsto quattro termovalorizzatori. Noi stiamo facendo il possibile per riconvertirlo». Prima erano intervenuti nel dibattito sia Zerman che Valerio Avesani, primo cittadino di San Martino. Era presente anche il vicesindaco di Zevio, Samuele Campedelli. I due sindaci hanno posto in evidenza che la battaglia contro Ca’ del Bue si vince riducendo la produzione di rifiuti. «L’incenerimento è la scorciatoia più breve ma fa male», ha detto Zerman. «Abbiamo chiesto un confronto a livello tecnico per informare la gente e spiegare che ricadute ci siano sulla salute ma finora senza esiti. Loro continuano insistere sulla scelta dell’inceneritore e noi continuiamo ad avere paura. Presto partiremo con una innovativa soluzione per la raccolta porta a porta (annunciata da quasi 2 anni, ndr)».
«Ho preso le distanze dall’interrogativo se l’inceneritore faccia male oppure no, piuttosto mi impegno per applicare l’alternativa che è la riduzione dei rifiuti e la raccolta differenziata», ha detto Avesani ricordando di aver invano offerto possibilità di insediamento nel suo territorio ad aziende che svolgano ricerca sul trattamento dei rifiuti.
Il dottor Celestino Panizza, medico del lavoro, aveva prima svolto la sua relazione affermando che «l’impatto degli inceneritori sulla salute è rilevante». Il ricercatore ha messo in evidenza che le sostanze pericolose si formano nella parte finale della combustione quando vengono originati componenti molto tossici.
«Gli effetti sulla salute dell’inquinamento chimico prodotto dagli inceneritori sono molto importanti», ha aggiunto Panizza. «E’ censurabile aspettare di vedere che si manifestino i danni alla salute per fermare questi impianti».
Il professor Marino Ruzzenenti, secondo relatore, ha insistito sulla necessità di puntare sulla raccolta porta a porta dei rifiuti per depotenziare gli inceneritori. «La differenziata con i cassonetti non è efficace e aumenta solo i rifiuti. Il loro smaltimento non funziona neppure con il trattamento a freddo», ha detto. «Ca’ del Bue con i forni a griglia arriverà a bruciare 250 mila tonnellate all’anno per 30 anni, perché il suo risultato economico è legato a massimizzare il funzionamento. Occorre puntare sul porta a porta e questa è una responsabilità dei comuni».
Giovedì 02 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 26
«Il bando per i forni deve essere bloccato»
Il bando per la realizzazione dei forni a griglia dell’inceneritore di Ca’ del Bue deve essere bloccato. Lo ha chiesto l’avvocato Gianluigi Ceruti, legale e consulente dell’amministrazione comunale lupatotina. «I motivi per cui è necessario attuare di questo blocco sono almeno due», ha detto il legale. «Il primo è la mancata disponibilità al pubblico della relazione e della documentazione sulla visita in Israele dei vertici dell’Agsm dove è stata presa visione dell’impianto di trattamento dei rifiuti a freddo. Il secondo sono gli esiti dell’indagine epidemiologica commissionata nel 2006 dalla Regione da cui è risultato che il rischio di tumore aumenta nelle zone esposte alle emissioni degli inceneritori. A fronte di questi esiti, fatti propri dalla Regione stessa, non si possono realizzare nuovi inceneritori. La Regione non può fare una cosa e il suo contrario». Ceruti ha poi ricordato le vicende giudiziarie che hanno contraddistinto la localizzazione di Ca’ del Bue. «Si sono concluse con condanne e patteggiamenti di vari imputati», ha detto Ceruti. «L’esperienza ci dice che dove ci sono inceneritori c’è sempre assai da fare per la magistratura».R.G.
Mercoledì 01 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 23
ZEVIO. Dopo le polemiche sulla pressione del metano nelle tubature, il Consiglio ha approvato la nascita di un organismo tecnico-giuridico
Gas, una commissione controllerà la rete
Valuterà l’ipotesi di adeguare la convenzione con la Gritti
di Piero Taddei
Scalda il Consiglio la discussione sulla pressione minima del gas che circola nelle condotte comunali di Zevio. Ma al termine del batti e ribatti tra il vicesindaco Samuele Campedelli e il capogruppo di Uniti cambiare si può, Tiziano Migliorini, che al riguardo aveva presentato una mozione, scoppia la pace: l’assemblea concorda sulla costituzione in tempi brevi di una commissione tecnico-giuridica che vigili sull’attività della ditta che gestisce l’impianto, la Gritti gas, e valuti se esistono i presupposti per aggiornare la convenzione che disciplina il servizio.
Migliorini aveva dato fuoco alle polveri accusando la maggioranza d’aver «quasi abdicato alle prerogative di controllo sul servizio, limitandosi a leggere», in un precedente Consiglio, la risposta della Gritti gas a un’interpellanza presentata dal consigliere di minoranza sulla base di lamentele a lui giunte su carenze pressorie nella fornitura del metano ad abitazioni, che si sarebbero verificate nel periodo a ridosso delle festività di fine anno. Valori adotti: «15-16 millibar».
Per Migliorini, il Comune dovrebbe invece vigilare e svolgere funzioni d’indirizzo e programmazione, «come previsto da un decreto legislativo. La Gritti ha inoltre l’obbligo di dare servizi accessori come la regolazione della pressione nelle condotte, bilanciare il carico e la miscelazione del gas».
I capogruppo di «Uniti» è poi passato a contestare la relazione della Gritti sull’assenza di «norme sulla pressione minima del gas erogato»: «La convenzione Gritti-Comune del 1960 fissa la pressione d’esercizio a 50 millibar. A gennaio la ditta ha dichiarato che la pressione nelle condotte variava tra 19 e 20 millibar. Non è dato sapere se nel frattempo la Gritti ha modificato gli accordi col Comune».
Ma al di là del contenuto delle convenzioni, Migliorini ha sostenuto che «in sede europea il governo italiano ha dichiarato che nelle condotte nazionali la pressione minima del gas dev’essere 17 millibar, la nominale 20, la massima 25 millibar. Oltre a questo, ha definito il potere calorico che deve avere il metano distribuito. Per cui», ha concluso il capogruppo di Uniti, «il Comune deve modificare la convenzione con la Gritti, prevedendo una pressione minima al contatore di 20 millibar indipendentemente dall’ubicazione e dal calibro della presa. Mentre la pressione massima non dovrà superare i 29 millibar, come prevedono convenzioni di altri Comuni. E in caso di non rispetto dei limiti, vanno previste sanzioni».
Migliorini ha indicato anche come dovrebbero procedere i controlli: «Posizionando sulle linee misuratori di pressione visionabili senza preavviso da parte di tecnici comunali».
Le scintille tra Campedelli e l’esponente di Uniti sono volate dopo la prolusione di quest’ultimo: il vicesindaco ha dichiarato che «l’accordo preconsiliare tra i capigruppo era che Uniti ritirasse la mozione e che al riguardo fosse varata una commissione tecnica per affrontare la complessa materia, ed eventualmente aggiungere altre clausole alla luce delle nuove normative». Nuove puntualizzazioni da Migliorini, che poi ha giudicato positivamente il varo della commissione consiliare, e infine ha assicurato che la sua presa di posizione era volta esclusivamente a elencare le problematiche sul tappeto della distribuzione del gas nel Comune.
Mercoledì 01 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 23
Ma la Cig aveva dato ragione al gestore
A Zevio la questione gas metano è esplosa in pieno inverno, quando alcuni residenti lamentarono poca pressione ai contatori, 15-16 millibar, il che si sarebbe tradotto in uno scarso rendimento delle loro caldaie. Tiziano Migliorini, capogruppo di Uniti cambiare si può, aveva messo in relazione l’insufficente valore pressorio con la capacità calorica del gas distribuito, e chiesto al sindaco Paolo Lorenzoni di quantificare eventuali perdite e rimborsi all’utenza. La Gritti gas aveva risposto escludendo le alterazioni pressorie e le perdite di calore segnalate, asserendo che non si erano mai registrati disservizi sulla rete. Inoltre aveva fatto sapere che «ad oggi non sussistono normative tecniche che definiscano la pressione distributiva del gas al consumatore finale». Per bocca del vicesindaco Samuele Campedelli, la maggioranza sposò la tesi della Gritti e aggiunse che il Comune «non può sostituirsi a normative che dovrebbero essere statali». Parole che non convinsero Migliorini. Il nostro giornale sottopose la questione al Comitato italiano gas (Cig), che si occupa di norme, prevenzione, formazione e informazione per la sicurezza degli utilizzi di gas combustibili. E il Cig diede ragione alla Gritti, facendo però sapere che esistono disposizioni «che non possono essere ignorate», come la comunicazione sulla pressione del gas nelle condotte nazionali fatta in sede Ue anche dal governo italiano: minima 17 millibar, nominale 20, massima 25 millibar.P.T.