domenica, 28 giugno 2009

Alcuni articoli dal giornale L'Arena

Giovedì 25 Giugno 2009 PROVINCIA, pagina 23
ZEVIO. Azione della polizia municipale contro lo stoccaggio eccessivo di pollina a ridosso della frazione di Bosco
Guerra alle mosche - Allevamento sotto accusa
Scovati 800 metri cubi di deiezioni: il titolare dell’azienda rischia arresto e multa fino a 26mila euro
di Piero Taddei
Un allevamento di polli: sotto accusa per la proliferazione di moscheMosche, incubo estivo. Ne sanno qualcosa gli abitanti di Bosco, che anno dopo anno assaltano il sindaco lamentando invasioni. «Fabbrica delle mosche» sarebbero gli allevamenti avicoli della zona, rei anche di produrre effluvi che non odorano Chanel. Così la polizia municipale ha aperto la caccia ai possibili incubatoi di insetti, che depositano le loro uova su sostanze organiche in decomposizione. I tutori dell’ordine hanno fatto centro: denunciato alla Procura della Repubblica il titolare di un allevamento che aveva ammassato 800 metri cubi di pollina poco distante dal centro della frazione. L’avicoltore rischia da tre a sei mesi di reclusione e una sanzione pecuniaria da 2.600 a 26.000 euro. Con un’ordinanza, al denunciato è stato intimato anche il ripristino entro 10 giorni del sito. Caso contrario, procederà il Comune a spese dell’allevatore.
«L’ammasso, praticamente invisibile dalla strada perché occultato da una piantagione di mais, è a circa 200 metri dalla piazza del paese. La legge prevede che nel fondo di proprietà possano essere depositati massimo cento metri cubi di pollina e per non più di un mese. Quando siamo arrivati sul posto abbiamo trovato nubi di mosche e un odore insopportabile anche perché generalmente la pollina è conservata scoperta. Il proprietario ha detto che stava per fare un trattamento insetticida, giustificazione che lascia il tempo che trova», spiega il comandante della polizia locale, Renato Cavallaro. Aggiunge che con il suo staff è determinato ad affrontare in modo sistematico il problema d’igiene pubblica posto dagli stoccaggi incontrollati di deiezioni. Quindi invita i cittadini ad andare oltre le doglianze per segnalare eventuali cumuli di residui organici difficilmente individuabili. A Verona la pollina è un problema ingombrante, detenendo la provincia il primato della più alta concentrazione in Italia d’allevamenti di polli, tacchini, faraone e altri pennuti. Con l’entrata in vigore della direttiva nitrati a tutela delle falde acquifere da inquinamenti da azoto, le superfici agrarie disponibili non bastano ad accogliere i quantitativi massimi di deiezioni spante per ettaro come ammendanti. La soluzione prospettata dall’ organizzazione di categoria sarebbe la realizzazione di pirogassificatori, ovvero impianti che bruciando la pollina producono energia elettrica e acqua calda. Impianti di cui a Verona non c’è neppure l’ombra.
Cavallaro ha sul tavolo un dossier sulla vicenda delle mosche di Bosco, formato da esposti di cittadini e lettere dell’Ulss, intervenuta con controlli e prescrizioni. Recentemente al dossier un residente ha aggiunto un vaso di vetro contenente strisce moschicide coperte di mosche. Nelle estati precedenti il giornale si era occupato della proliferazione di mosche, raccogliendo le dichiarazioni dei cittadini. «Impossibile pranzare all’aperto», avevano lamentato abitanti della frazione mostrando zanzariere e scorte di bombolette insetticide. Nel mirino finirono inevitabilmente gli allevamenti zootecnici, uno dei quali tuttora attivo nel cuore della frazione. L’allevamento contestò vantando un innovativo impianto di riciclaggio delle deiezioni e, pena epidemie, la necessità della massima pulizia sotto i capannoni.



Martedì 23 Giugno 2009 PROVINCIA, pagina 23
ZEVIO. Borse di studio entro il 31 luglio
Premi ai meritevoli
di Piero Taddei

C’è tempo fino alle ore 12 del 31 luglio per presentare domanda di ammissione al bando di concorso comunale per l’assegnazione dei premi riservati a studenti meritevoli. Buoni del valore di 150 euro da spendere in libri e altro materiale scolastico saranno assegnati ai ragazzi che nell’anno scolastico appena concluso hanno conseguito la licenza media con voto da nove decimi in su. L’importo del buono si riduce a 75 euro per gli studenti delle superiori e dei Centri di formazione professionale accreditati dalla Regione, promossi con la media di almeno otto decimi, religione esclusa. Premi più consistenti e in denaro – 250 euro – ai ragazzi di superiori e Cfp che abbiano conseguito il diploma o l’attestato di qualifica con voto cento centesimi.
Il modello di domanda è ritirabile in municipio, ufficio scuola, tel. 045.6068410 o si può scaricare dal sito www.comune.zevio.vr.it.

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mercoledì, 20 maggio 2009

Alcuni articoli dal giornale L'Arena

Lunedì 18 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina 18
ZEVIO. Cerimonia con autorità, Avis e Fidas
Oggi al Chiarenzi s’inaugura il punto prelievi
E all’Ulss 21 tanti chiedono certezze sull’ospedale
L’inaugurazione del nuovo punto di raccolta del centro trasfusionale dell’ospedale di Zevio, potrebbe essere, oggi, anche l’occasione per sapere a che punto è il progetto di trasformare il Chiarenzi in polo riabilitativo provinciale. In paese l’attesa è tanta, a partire dai dipendenti dell’ospedale, dall’amministrazione comunale e dal comitato. Tra i relatori dell’incontro la dirigenza dell’Ulss 21 annuncia Raffaele Bazzoni, presidente della V commissione sanità e sociale della Regione, esponente di primo piano in materia di riorganizzazione ospedaliera.
In ogni caso il programma dell’inaugurazione prevede il raduno alle 10 all’ingresso dell’ospedale. Alle 10.15 seguirà la visita alla sede del punto trasfusionale con benedizione ufficiata da don Giovani Beverari, il cappellano del Chiarenzi che qualche anno fa fu trasferito al Mater Salutis legnaghese.
Oltre a Bazzoni, alle 10.45 in sala Coghi parleranno il direttore del servizio trasfusionale di Legnago, Francesco Bertola, il direttore del dipartimento trasfusionale dell’Azienda ospedaliera di Verona, Giuseppe Aprili, i presidenti provinciali di Avis e Fidas, Piergiorgio Lorenzini e Andrea Campara, il direttore generale dell’Ulss 21 Daniela Carraro.
Carraro fa sapere che l’apertura del nuovo punto raccolta si è resa necessaria per l’aumento di donazioni di plasma e di sangue registrate negli ultimi anni. Il dati sul quinquennio segnalano infatti che le donazioni sono cresciute del 30 per cento e che nel 2008 si sono raccolte più di 1.300 unità di sangue tenendo aperto il centro due soli giorni la settimana. In ambito Ulss 21, per numero di sacche donate il punto prelievi del Chiarenzi è secondo solo a Legnago.
La nuova sede assicurerà ai volontari uno spazio adeguato per l’attesa, una sala prelievi dotata di più poltrone per le donazioni, una sala ristoro post prelievi e un archivio per le cartelle cliniche.P.T.


Giovedì 14 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina 21
RIFIUTI. L’assessore regionale ha ricevuto a Venezia i primi cittadini contrari all’inceneritore. Il commento: «Siamo tornati soddisfatti, ha condiviso i nostri timori»
Garanzie su Ca’ del Bue - Sindaci ricevuti da Conta
Tutela della salute, impianti alternativi e informazioni ai cittadini: ecco le richieste di Zerman, Avesani, Lorenzoni
di Renzo Gastaldo
È stato sostanzialmente positivo, nel giudizio dei tre sindaci, l’esito dell’incontro di ieri mattina fra l’assessore regionale Giancarlo Conta e i tre sindaci Fabrizio Zerman, Paolo Lorenzoni e Valerio Avesani (quest’ultimo sostituito dal consigliere Natale Cugnetto) in rappresentanza dei Comuni di San Giovanni Lupatoto, Zevio San Martino Buon Albergo. Oggetto del meeting era, ancora una volta, l’inceneritore di Ca’ del Bue.
«Restiamo totalmente contrari all’impianto di incenerimento dei rifiuti ma comunque ieri abbiamo ottenuto alcuni significativi risultati», sintetizza il sindaco lupatotino Fabrizio Zerman. «Diciamo che finalmente nell’assessore Conta nel dirigente regionale Fabio Fior, abbiamo trovato degli interlocutori che hanno preso in considerazione le questioni che come comuni abbiamo posto sul tappeto», aggiunte il sindaco di Zevio Paolo Lorenzoni.
La prima questione affrontata riguardava la salute delle popolazioni residenti intorno all’inceneritore, in considerazione dei possibili danni derivanti dalla presenza dell’impianto e dallo scarico dei suoi fumi e reflui.
«Volevamo garanzie su questo per noi prioritario aspetto e l’assessore Conta ci ha assicurato che, per iniziativa della Regione, si terrà a breve un incontro a Roma al ministero della Sanità con la presenza dei tecnici dell’Istituto superiore della Sanità, incaricati di sorvegliare il funzionamento e le emissioni dell’inceneritore. Lì avremo tutti i chiarimenti richiesti», riferisce Zerman.
Il secondo aspetto esposto all’assessore regionale ha riguardato l’individuazione di una tecnologia di smaltimento alternativa all’incenerimento e orientata al recupero e riciclaggio dei rifiuti.
«Noi continuiamo rimanere del parere che occorra puntare sul recupero dei rifiuti attivando un impianto del tipo di quello di Vedelago nel trevigiano, che abbiamo visitato», spiega ancora Zerman.
«Abbiamo chiesto alla Regione che Ca’ del Bue entri in questa logica di riciclo. L’assessore Conta ha accolto parzialmente la nostra impostazione e ha dato incarico all’ingegner Fior di predisporre uno studio che contempli ed enfatizzi nell’impianto il recupero riciclaggio dei rifiuti trattati. È per noi un risultato importante perchè vuole dire che ci si muove verso un nuovo modo di vedere i rifiuti. Ogni rifiuto riciclato è un rifiuto in meno bruciato».
Aggiunge Lorenzoni: «I dati che abbiamo avuto ieri relativi alla raccolta differenziata a Zevio con il porta a porta ci dicono che il 78,5% dei rifiuti viene raccolto in modo differenziato. È la prova che in pochissimo tempo, se c’è il giusto coinvolgimento delle gente, i risultati si ottengono e che anche senza tempi biblici si può puntare sul riciclo».
Terza questione affrontata con la Regione è stata quella dell’informazione ai cittadini.
Dice Zerman: «Abbiamo di nuovo segnalato che era ed è indispensabile una informazione puntuale e dettagliata su funzionamento, attività, controlli e ricadute sulla salute. L’assessore Conta ha condiviso questa necessità».
«L’Agsm sotto questo punto di vista era stata carente», aggiunge Lorenzoni, «la Regione promuoverà una serie di incontri con relatori organismi e tecnici qualificati che spieghino tutto quanto è necessario e le misure di controllo ambientale».[FIRMA]

Giovedì 14 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina 21
Non è nuova. Era già stata istituita in passato
Una parte della riunione di ieri è stata riservata alla costituzione della commissione per la realizzazione di Ca’del Bue che la giunta Regionale ha deciso il 3 aprile scorso, con pubblicazione del provvedimento sul bollettino regionale del 21 aprile.
Questa inattesa decisione aveva messo sul chi va là i vertici dei tre Comuni di San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo e Zevio, che ieri hanno chiesto lumi all’assessore Conta. Alla presidenza di questa commissione, sempre per espressa menzione nel decreto regionale, era stato insediato l’ingegner Fabio Fior.
Di fronte alle richieste dei tre sindaci, l’assessore Conta ha voluto precisare che non si tratta di una nuova commissione ma sostanzialmente della vecchia commissione di Ca’ del Bue.
«L’assessore ci ha informato che è la versione rinnovata della vecchia commissione tecnica incaricata di individuare le soluzioni per il ripristino di Ca’ del Bue», spiega Zerman. Il decreto regionale del 3 aprile stabilisce però che «l’Agsm è tenuta ad attivare in tempi brevi una commissione per l’esecuzione degli interventi di Cà del Bue» precisando che la finalità è quella di «individuare soluzioni che consentano di velocizzare le tempistiche anzidette e di garantire il massimo supporto alle stesse, seguendo costantemente l’andamento di tutte le fasi di realizzazione e messa in esercizio delle varie sezioni ed impianti ivi previsti». R.G.


Mercoledì 13 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina 24
ZEVIO. Il consigliere per protesta lascia l’aula con Maccachero. Ruzza: «Servono progetti concordati con Bertolaso»
Il terremoto in Abruzzo scuote anche il Consiglio
Migliorini: «Inammissibile che un Comune con un avanzo di oltre 1 milione non dia un congruo aiuto a chi non ha più un tetto»
di Piero Taddei
Il terremoto dell’Abruzzo scuote anche il Consiglio comunale di Zevio. «Inammissibile che un Comune con un avanzo d’amministrazione 2008 di 1 milione e 200 mila euro rifiuti di dare un congruo contributo ai terremotati dell’Abruzzo. L’amministrazione è convinta d’aver fatto tutto donando un defibrillatore del costo di duemila euro. Sono proprio disgustato». Tiziano Migliorini (Uniti cambiare si può) ha un diavolo per capello dopo aver abbandonato per protesta l’ultimo Consiglio comunale col collega di partito Giuseppe Maccachero.
Lo strappo è avvenuto durante il dibattito sulla mozione concordata tra tutta la minoranza, che include anche Partito democratico e Lega Nord, per ottenere dalla maggioranza di Paolo Lorenzoni un contributo straordinario su un “progetto d’aiuto orientato a migliorare la qualità della vita” dei rimasti senza casa ad Aquila e dintorni. Per racimolare fondi, Claudio Strambini (Pd) aveva proposto al Consiglio di cancellare l’edizione 2009 del corposo spettacolo di fuochi artificiali (la spesa è di 15 mila euro) che chiude la sagra di luglio. «Non vorrei che la proposta di Strambini fosse spot», la replica dell’assessore Diego Ruzza (An). Il quale ha dichiarato che «la maggioranza è disposta a fare gli sforzi necessari a sostegno di progetti d’aiuto proposti dalla protezione civile». Migliorini, per contro, aveva insistito nel prevedere nella mozione lo stanziamento di una cifra ben precisa, ipotizzata in 10 mila euro, a fronte di un progetto d’aiuto non definito. «Lo stesso Consiglio ha erogato un contributo di seimila euro a un progetto di collaborazione per i giovani della Bosnia. Non vedo perchè non si possa fissare una somma per una tragedia come quella dell’Abruzzo», ha rimarcato il capogruppo Migliorini a Consiglio ultimato. Il capogruppo ha detto di essere contrariato anche perché «la maggioranza ha modificato la mozione presentata da Uniti, per non darci la soddisfazione d’approvare così com’era una proposta di tutta la minoranza». «Migliorini ha presentato una mozione che non quantificava importi di spesa. Impossibile quindi modificarla all’ultimo minuto inserendo cifre, perché quelle in uscita devono prima essere approvate dalla ragioneria del Comune», ha puntualizzato il sindaco, respingendo l’accusa di “avarizia” nei confronti dei terremotati. «Anche avessimo potuto farlo, non aveva senso fissare cifre alla cieca quando il commissario straordinario sul terremoto, Bertolaso, ha invitato a finanziare progetti concordati con lui per evitare sprechi di risorse», aggiunge Ruzza.
L’assessore ha ribadito che l’amministrazione è disposta a finanziare progetti anche oltre i 10 mila euro, «se la somma sarà ben spesa e passerà attraverso la protezione civile comunale Medio Adige». Alla fine la mozione è stata approvata -senza fissare cifre- dopo le modifiche apportate dalla maggioranza, che ha aggiunto la necessità di proseguire l’impegno con la protezione civile su progetti volti a migliorare la vita dei terremotati anche attraverso ulteriori contributi comunali. L’assessore ha concluso bollando come «fuoco di paglia» la polemica della minoranza, «legata alla compagna elettorale per le provinciali». Prima delle polemiche il Consiglio aveva osservato un minuto di silenzio per le vittime del sisma ed elogiato i volontari del Medio Adige, tra i primi ad accorrere in Abruzzo. Lo stesso Ruzza è stato con loro quattro giorni. Lodi pure alle tre farmacie del territorio comunale che hanno donato farmaci di primo intervento. E anche l’unità pastorale ha raccolto fondi pro terremoti.

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martedì, 12 maggio 2009

Alcuni articoli dal giornale L'Arena

Domenica 10 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina 31
SAN GIOVANNI LUPATOTO. Il sindaco risponde a Moratello e Franceschini sull’accelerazione ai progetti per realizzare l’inceneritore imposta per decreto dalla Regione
Zerman al Pd: «Ca’ del Bue non va usato in chiave politica»
«Ma se vuole contribuire alla battaglia io sono felice»
di Renzo Gastaldo
I sindaci dei tre Comuni con i tecnici in una riunione sull’inceneritore
Fabrizio Zerman, primo cittadino di San Giovanni Lupatoto, risponde colpo su colpo agli esponenti del Partito democratico che ieri sollecitavano un maggiore impegno sulla vicenda di Ca’ del Bue alla luce dell’accelerazione impressa dalla Regione con la nomina dell’ingegner Fabio Fior alla presidenza della Commissione per l’esecuzione degli interventi dell’inceneritore.
Gianni Moratello e Corrado Franceschini a nome del Pd lupatotino chiedevano tre cose: revocare l’incarico all’ingegner Secchieri nella commissione tecnica di Ca’ del Bue; un più deciso intervento della commissione ambiente comunale e un’azione più incisiva a livello di Regione per tentare di contrastare la realizzazione dell’impianto.
Zerman lascia la porta aperta solo su quest’ultimo aspetto.
«Se il Pd vuole contribuire nella battaglia, io ne sono soltanto felice e sono disponibile ad accogliere l’apporto della minoranza», dice Zerman. «Chiederemo incontri a Venezia e ci andremo insieme. Sono andato a Bruxelles per contrastare l’inceneritore, non vorrei che qualcuno pensasse che non voglio andare a Venezia. Pongo però come condizione che questa non sia occasione di strumentalizzazione politica».
A questo proposito Zerman lancia una rasoiata. «Mi domando dove fosse il coordinatore del Pd lupatotino quando per due anni l’impianto di Ca’ del Bue, durante l’amministrazione Taioli, ha funzionato scaricando i suoi fumi su San Giovanni», afferma Zerman, sottolineando che almeno oggi l’inceneritore non funziona. «Dato che quella contro Ca’ del Bue è una battaglia difficile e dolorosa per la comunità, dall’esito assai incerto per noi, consiglierei di evitare un suo uso politico finalizzato a farsi propaganda».CadelBuejpg
Il sindaco fa le sue precisazioni anche sulla richiesta revoca dell’incarico all’ingegner Secchieri, professionista che rappresentava i comuni di San Giovanni, Zevio e San Martino nella commissione tecnica che doveva individuare la tecnologia più adatta per l’inceneritore e che ha poi scelto i contestati forni a griglia.
«Era da solo contro sei e quindi più di tanto non poteva incidere dato che Regione e Comune di Verona erano chiaramente indirizzati sull’incenerimento», spiega Zerman. «Alle ultime riunioni abbiamo partecipato noi sindaci. Una sua revoca sarebbe un atto inutile».
La terza questione posta dal Pd riguardava l’apporto fornito dalla commissione ambiente del comune e dai suoi consulenti. Moratello e Franceschini ne chiedevano l’integrazione con consiglieri comunali, rappresentanti tecnici delle associazioni ambientaliste ed esperti sanitari. «Questa commissione non è un organismo politico ma ha una funzione di consulenza tecnica che mi sta regolarmente fornendo», spiega Zerman. «Sul sostegno di tecnici validi non mi pare che abbiamo problemi, visto che ai vari incontri su Ca’ del Bue abbiamo fatto intervenire i più qualificati esperti anti-inceneritori del Nord Italia».
Il sindaco ci tiene precisare che la battaglia contro Ca’ del Bue resta una priorità dell’amministrazione comunale. «Vorrei rassicurare la gente che faremo tutto quello che è necessario, come del resto abbiamo sempre fatto», sottolinea Zerman. «L’obiettivo rimane quello di far cambiare la scelta sulla tecnologia dell’impianto indirizzandola su soluzioni più rispettose della salute e dell’ambiente. Se non dovessimo riuscire a ottenere questo risultato, chiederemo le maggiori tutele possibili sulle emissioni e un’adeguata contropartita in termini di contributi per la comunità, oltre al recupero dell’energie prodotta dall’inceneritore».

Domenica 10 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina 31
Rivedere la tecnologia? «Non c’è disponibilità»
L’accelerazione impressa dal decreto della giunta regionale del 21 aprile preoccupa la cittadinanza e i vertici comunali. «E’ il segnale che non c’è mai stata e non c’è disponibilità a rivedere le tecnologie dei forni a griglia», fanno osservare i principali esponenti dell’amministrazione comunale. Con il decreto la Regione da un lato nomina l'ingegner Fabio Fior, della Direzione Tutela Ambiente, quale rappresentante della Regione con funzione di presidente della Commissione per l'esecuzione degli interventi su Ca’ del Bue, dall’altro prende in mano le redini per l’avvio delle procedure e dei lavori dell’inceneritore ordinando di fatto all’Agsm «di attivare in tempi brevi una Commissione per l’esecuzione degli interventi dell'impianto di Ca’ del Bue». Questo emerge chiaramente dalla lettura del provvedimento regionale adottato il 3 aprile e pubblicato sul bollettino regionale il 21. Nel decreto si dichiara che «è necessario accelerare per quanto possibile i tempi di esecuzione degli interventi previsti nel piano rifiuti regionale e le azioni volte a realizzare e mettere in esercizio le nuove linee di trattamento e/o ristrutturare le linee esistenti - per le quali è necessario procedere ad una definizione puntuale delle scelte progettuali, all’espletamento delle procedure di approvazione dei progetti, allo svolgimento delle gare di appalto per la costruzione delle opere, all’esecuzione dei collaudi e delle prove di esercizio, prima della definitiva entrata in funzione, al fine di evitare il rischio di ingiustificati ritardi che potrebbero provocare l'insorgere di situazioni di emergenza nello smaltimento dei rifiuti». Il decreto della giunta Galan individua «soluzioni che consentano di velocizzare le tempistiche e di garantire il massimo supporto alle stesse».R.G.

Domenica 10 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina 27
ZEVIO. Contributi
Auto: pronti i soldi per chi passa al gas

Scade il 30 settembre il bando per partecipare all’assegnazione di 25 contributi comunali a fondo perduto, dell’importo di 200 euro ciascuno, per installare l’alimentazione a gpl o a metano in auto. I moduli per la presentazione della domanda possono essere scaricati dal sito internet www.comune.zevio.vr.it, o ritirati all’ufficio ecologia il martedì dalle 9 alle 13 e il giovedì anche dalle 15 alle 18.30. Al contributo sono ammessi i residenti nel Comune che abbiano modificato il sistema di alimentazione della propria vettura tra il 1 gennaio 2008 e il 30 settembre 2009. Escluse dal contributo società e enti e operazioni di leasing. Si deve dimostrare d’aver trasformato l’impianto dell’auto entro 90 giorni dalla presentazione della domanda. Le domande saranno accolte in base alla data di presentazione.
«Anche quest’anno siamo riusciti a riservare 5 mila euro contro l’inquinamento. Non sarà una gran cifra, ma in tempi di vacche magre è il segno di quanto il Comune tenga all’ambiente», dice il vicesindaco Samuele Campedelli.P.T.

Sabato 09 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina 27
SAN GIOVANNI LUPATOTO. Il presidente Galan nomina l’ingegner Fior alla guida della Commissione che dovrà realizzare il nuovo Ca’ del Bue
Inceneritore, la Regione vuole bruciare le tappe
Il futuro dell’impianto ora passa da Venezia Il Pd solleva il caso e suggerisce al sindaco tre mosse per passare dalle proteste ai fatti

di Renzo Gastaldo
La Regione preme l’acceleratore sulla realizzazione dell’inceneritore di Ca’ del Bue e il Partito democratico lupatotino chiede al sindaco Fabrizio Zerman di mettere in atto azioni di contrasto e sensibilizzazione. «Il presidente Galan ha firmato un atto con il quale si dichiara l’urgenza di disporre di Ca’ del Bue e si nomina l’ingegner Fabio Fior quale rappresentante della Regione nella Commissione per l’esecuzione degli interventi dell’impianto delle basse di San Michele», dicono Gianni Moratello, coordinatore lupatotino del Pd, e Corrado Franceschini, responsabile provinciale enti locali.
«Risulta a questo punto evidente che, al di là degli striscioni esposti in paese, per incidere sulle scelte di Ca’ del Bue si deve intervenire a livello di Provincia e Regione, governate, come tutti sanno, da maggioranze di centrodestra, come la giunta Zerman», affermano i esponenti del Pd. «Se l’inceneritore porterà “tumori” e “veleni” su San Giovanni non c’è parte politica o schieramento che tenga, se Zerman con Pdl e Lega ci credono davvero, si facciano sentire, facciano una scelta a vantaggio dei propri concittadini. Ora ci sono le elezioni provinciali, l’anno prossimo le regionali e dunque possono avere un’arma di pressione formidabile».
Ca del Bue 01«Il nostro timore è che altrimenti la situazione si trascini e si arrivi a un nulla di fatto», aggiungono Moratello e Franceschini. «C’è un fondato pericolo che la questione Ca’ del Bue sia gestita dalle forze di centrodestra che governano comune, provincia, regione, come la discarica di Caluri a Villafranca».
Il Pd rivolge a Zerman tre specifici inviti. «Facciamo al sindaco, alla sua maggioranza e a tutti i cittadini tre proposte operative», spiegano. «La prima è che l’amministrazione comunale smentisca l’operato del suo rappresentante tecnico ingegner Secchieri, presente nella commissione di valutazione. Riterremmo opportuno che gli fosse anche ritirato l’incarico visto che non ha espresso, in tale commissione, la posizione della maggioranza e del consiglio comunale contrari ai forni a griglia per l’inceneritore. La seconda richiesta è che si costituisca immediatamente la Commissione Ambiente, formata da consiglieri comunali di tutte le forze politiche, più i rappresentanti tecnici delle associazioni ambientaliste ed esperti sanitari. Questa commissione dovrebbe elaborare le proposte concrete, organizzando anche un evento importante pubblico nel nostro paese e mantenendo i contatti con i consigli comunali di San Martini e Zevio. L’attuale gruppo di consulenza per l’ambiente non si è mai espresso nel merito di Ca’ del Bue, ci domandiamo di cosa si sta occupando tale organismo di più importante ed urgente».
La terza proposta è di formare una delegazione del consiglio comunale, costituita dai capigruppo, per effettuare un incontro col sindaco di Verona Tosi e con i vertici dell’Asgm.
«Successivamente tale delegazione dovrebbe chiedere e programmare un incontro con l’assessore regionale all’ambiente Giancarlo Conta portando a Venezia anche le quattromila firma raccolte sotto alla petizione anti-Ca’ del Bue», concludono.
Il Pd contesta duramente anche il piano provinciale dei rifiuti accusato di «miopia ed arretratezza in materia, in quanto propone una gestione dei rifiuti che punta primariamente su discariche e sull’incenerimento, senza una adeguata ricerca di nuove possibilità industriali emergenti nel trattamento dei rifiuti».
Conclude il Pd: «Abbiamo letto attentamente il bando per l’inceneritore a griglia di Ca’ del Bue, dal quale emergono evidenti criticità: è indicata un’unica tecnologia, dunque si trascura come criterio di scelta quello di individuare la tecnologia più sicura ed efficace; manca completamente la previsione di recupero energetico (nessun teleriscaldamento è previsto) per cui si propone un inceneritore, anziché un termovalorizzatore; si sceglie un affidamento totale della gestione dell’impianto a imprese private, senza alcun ruolo del pubblico; si progetta un sovradimensionamento dell’impianto con pericoli per la salute (partenza con 600 tonnellate al giorno su letto a griglia, riavvio dei forni a letto fluido per altre 300 tonnellate al giorno, altra linea a griglia per ulteriori 300 tonnellate nel 2015, con un potenziale complessivo fino 1200 tonnellate al giorno di rifiuti trattati a partire dal 2015), si sorvola sulla perdita dei contributi pubblici Cip6 da parte di Agsm, che andranno invece ai privati».

Sabato 09 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina 27
L’obiettivo è velocizzare le procedure
Il decreto del presidente Giancarlo Galan è stato pubblicato sul Bur il 21 aprile. Esso integra il precedente del 2007. In esso si afferma che «è necessario accelerare per quanto possibile i tempi di esecuzione degli interventi previsti nel piano rifiuti regionale e le azioni volte a realizzare e mettere in esercizio le nuove linee di trattamento e/o ristrutturare le linee esistenti, per le quali è necessario procedere ad una definizione puntuale delle scelte progettuali, all’espletamento delle procedure di approvazione dei progetti, allo svolgimento delle gare di appalto per la costruzione delle opere, all’esecuzione dei collaudi e delle prove di esercizio, prima della definitiva entrata in funzione, al fine di evitare il rischio di ingiustificati ritardi che potrebbero provocare l’insorgere di emergenze nello smaltimento dei rifiuti». Il decreto sostiene che è «è opportuno individuare soluzioni che consentano di velocizzare le tempistiche anzidette e di garantire il massimo supporto alle stesse, seguendo l’andamento di tutte le fasi di realizzazione e messa in esercizio delle varie sezioni ed impianti ivi previsti». In base a tutto ciò la giunta regionale invita l’Agsm «ad attivare in tempi brevi una Commissione per l’esecuzione degli interventi». La Regione, su indicazione dell’assessore all’ambiente, ha confermato Fabio Fior, della Direzione Tutela Ambiente, a rappresentante con funzione di presidente della Commissione per l’esecuzione degli interventi.R.G.

Venerdì 08 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina 23
ZEVIO. Il Comune pensa di trasferire le medie. Lorenzoni: «È un’ipotesi che stiamo valutando». I soldi arriverebbero da una lottizzazione dell’area libera sul retro
Le scuole all’ospedale? I pro Chiarenzi dicono no
Il comitato: «Non toccare l’edificio». Il sindaco: «Spazio ce n’è, anche se si fa il centro riabilitativo»

di Piero Taddei
L’ex ospedale Chiarenzi potrebbe ospitare le scuole oltre al polo riabilitativo provincialeNell’attesa che la Regione mantenga la promessa di convertire il Chiarenzi in polo riabilitativo provinciale, non si placano le polemiche sul destino dell’ospedale, in attesa di un futuro dopo anni di gestione sperimentale.
Dal comitato pro Chiarenzi Claudio Righetti, Costantino Gugliuzza e Nicola Ranghiero, hanno chiesto all’Ulss 21 un’inversione di rotta: basta con l’accentramento dei servizi sanitari a Legnago, in caso contrario, si minaccia una raccolta di firme per il passaggio di Zevio nell’Ulss 20 di Verona. Ora il comitato si pronuncia nettamente contro un’altra ipotesi, di cui si vocifera in paese: la riconversione di parte dell’ospedale in edificio scolastico.
L’ipotesi sarebbe al vaglio dell’amministrazione comunale, alle prese con la stesura del piano d’assetto territoriale (il nuovo piano regolatore). Il Comune starebbe valutando la possibilità di riconvertire in scuole la parte d’ospedale che rimarrebbe vuota, se venisse attivato il polo riabilitativo provinciale promesso dall’assessore regionale alla Sanità Sandro Sandri. Scuola media ed elementari del capoluogo sono in ristrettezza di spazi. Si sposterebbero le medie all’ospedale, per annettere alle elementari l’attuale sede delle medie. I denari per acquistare parte del Chiarenzi il Comune li troverebbe dando il via libera a una lottizzazione sul retro dell’ospedale, sull’area da decenni riservata a ipotetici sviluppi edilizi del Chiarenzi.
Ma il comitato si oppone all’ipotesi. «Il Chiarenzi non si tocca», tuonano Claudio Righetti, Costantino Gugliuzza e Nicola Ranghiero, quest’ultimo consigliere comunale (Uniti cambiare si può). «Prima deve esserci un progetto definitivo sul suo futuro assetto. In ogni caso andrebbe fatto un nuovo ospedale prima di smobilitare l’attuale».
CHIARENZIL’immobile del Chiarenzi passò sotto il controllo della Regione nel 1978, su decisione dell’istituzione di pubblica assistenza e beneficenza (Ipab) che fino ad allora aveva gestito la struttura, ereditata dalla parrocchia a metà Ottocento su lascito del fondatore, don Luigi Chiarenzi.
In caso di dismissione dell’ospedale, non sarebbe rispettato il vincolo testamentario che prescrive l’uso dell’edificio per l’assistenza, quindi gli eredi del sacerdote, d’origini tregnaghesi, potrebbero addirittura farsi avanti per rivendicarne la proprietà, aprendo una vertanza legale.
L’idea di riconvertire parte dell’ospedale in aule scolastiche non è smentita da Paolo Lorenzoni. «È una delle ipotesi che l’amministrazione sta valutando», spiega il sindaco, sottolineando che l’ospedale sarebbe comunque troppo grande rispetto alle esigenze della riabilitazione promessa da Venezia. «Nel caso in cui passasse il progetto di polo riabilitativo provinciale», continua il sindaco, «ci sarebbe la necessità d’allestire un più razionale monoblocco dotato anche di piscine riabilitative. L’operazione sarebbe piuttosto costosa per la Regione, da qui la necessità di sinergie che potrebbero far scendere in campo il Comune. Per questo, tra le tante sul tappeto, stiamo vagliando la possibilità di destinare parte del Chiarenzi ad altro uso pubblico. E le scuole del capoluogo hanno urgente necessità di spazi».


Venerdì 08 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina 23
Sandri ripromette: «Si fa il polo provinciale»
L’assessore regionale alla Sanità, Sandro Sandri,conferma la sua promessa di trasformare l’ospedale Chiarenzi in polo riabilitativo provinciale pneumologico, cardiologico e ortopedico: «Tutto va avanti come annunciato. Siamo alla definizione del progetto, che, prima di diventare operativo, dovrà sostenere il confronto con il territorio». Serve il sì delle Ulss 20 e 22, che il direttore generale della Ulss 21, Daniela Carraro, sta inseguendo. I parametri regionali prevedono un posto letto riabilitativo ogni mille abitanti, Verona dovrebbe contarne 896, però Venezia prevede 690 posti letto, mentre effettivamente attivati in provincia ce ne sono 601.
POLEMICA Intanto l’assessore ai servizi sociali Diego Ruzza replica al comitato pro ospedale. «Una triade in cerca di visibilità», dice l’assessore a proposito di Claudio Righetti, a Costantino Gugliuzza e a Nicola Ranghiero. «Con le sue accuse gratuite, il comitato ha sprecato un’importante occasione per collaborare tra maggioranza e minoranza. Righetti, Gugliuzza e Ranghiero ignorano il grande lavoro dietro le quinte da me svolto con referenti politici e direzione generale dell’Ulss per concretizzare il polo riabilitativo. Valuterò se far ancora parte di un comitato che, senza concordare nulla con gli altri componenti, si comporta in modo così scorretto». P.T.

Venerdì 08 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina 23
Cgil e Cisl «Decidete, 100 posti in gioco»
Cgil e Cisl chiedono alla Regione di passare dalle parole ai fatti. Il personale dell’attuale riabilitazione — un centinaio tra medici, fisioterapisti, logopedisti, infermieri e altri dipendenti al servizio degli 80 posti letto — è assunto con contratti a termine. «Contratti che non potranno essere rinnovati dopo il 2010 causa la legge “antifanulloni” del ministro Brunetta», sostengono i sindacati. Il primo gennaio 2010 tutte queste persone rimarranno disoccupate». L’ipotesi di vendere il Chiarenzi fu avanzata nel 2007: si discuteva se continuare la sperimentazione gestionale del reparto affidata ai privati o se passare alla gestione diretta dell’Ulss. L’idea di vendere l’ospedale (valore dell’immobile stimato in 15 milioni di euro) non fu bocciata dal Comune. Ma il primo gennaio 2008 l’ipotesi tramontò; la Regione concluse la sperimentazione gestionale e subentrò l’Ulss 21. P.T.

Venerdì 08 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina 23
SONO NICOLE, ho 21 anni e sono una ragazza disabile in carrozzina
SONO NICOLE, ho 21 anni e sono una ragazza disabile in carrozzina, scrivo per vedere se qualcuno mi può dare una mano. È da più di un anno che ho finito la scuola e tramite l’assistente sociale di Bovolone ho potuto iniziare a lavorare all’ospedale di Zevio due mezze giornate alla settimana. Questa occupazione l’ho cominciata il 20 maggio 2008 e per me è molto soddisfacente anche se due giorni alla settimana sono pochi. Prima ho aspettato un anno a casa e per me è stato molto duro farlo passare anche perché non sapevo come impiegare tutto il tempo in casa e in carrozzina. Avrei voluto trovarmi qualcosa da fare quanto prima, purtroppo io non ho avuto aiuto da nessuno. Ma se l’ospedale di Zevio chiude io cosa posso fare? Quando ho finito la scuola, con i miei genitori ho cercato lavoro da tutte le parti. Con quante telefonate i miei genitori abbiano fatto e per quanto si siano dati da fare (perché vedevano che mi stancavo a stare in casa e che soffrivo) se non fosse uscita questa opportunità dell’ospedale, io sarei ancora a casa ad aspettare. Io so che in tutti i Comuni viene data una possibilità di occupazione alle persone disabili, ma a Zevio è tutto più difficile.
Mi piace tantissimo lavorare al computer, rispondere al telefono, o altre attività. Non interessano i soldi, ma essere impegnata. In qualsiasi posto dovessi andare vorrei avere almeno per i primi tempi qualcuno al mio fianco per poter imparare cose nuove.
Per concludere vorrei chiedere di ssitemare i marciapiedi di Santa Maria e Zevio perché se qualche volta volessi uscire da sola rischierei molto probabilmente di cadere e farmi male. Vorrei sollevare inoltre il problema delle barriere architettoniche: bagni, gradini, e tutti gli altri ostacoli che ci sono mi impediscono di andare in giro.
Ringrazio per l’attenzione
Nicole Vedovi

Giovedì 07 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina 21
ZEVIO. Il Consiglio comunale ha approvato l’accordo di programma di «Foresta Veneto»
Tre comuni alleati per piantare gli alberi
Suddivisi i 750mila euro stanziati dalla Regione e già ripartiti i compiti per il parco di Pontoncello
Il Consiglio comunale di Zevio ha approvato l’accordo di programma «Foresta Veneto» che sarà attuato anche nei confinanti comuni di San Giovanni Lupatoto e di San Martino Buon Albergo. Si tratta di un progetto pianificato dalla Regione in ossequio agli impegni presi anche dall’Italia con la firma del protocollo di Kyoto. Obiettivo primario è che siano eseguiti interventi di forestazione e riqualificazione paesaggistica in grado d’assorbire le emissioni di anidride carbonica d’origine antropica. Nella fattispecie, quelle prodotte dall’impianto per il trattamento rifiuti di Ca’ del Bue.
Per forestare i tre comuni contermini, Venezia ha stanziato complessivamente 750 mila euro, contributo da suddividere in proporzione a abitanti e superficie. San Giovanni Lupatoto, il comune più popoloso, riceverà quindi 299.889 euro; Zevio, territorialmente più ampio (52 chilometri quadrati) 240.096 euro; San Martino, 210.013 euro.
I tre comuni hanno deciso di aggiungere ognuno 10 mila euro, destinati all’associazione zeviana Freedom che sta provvedendo alla manutenzione dell’istituendo parco di Pontoncello, sul fiume Adige. In Consiglio il vicesindaco Samuele Campedelli ha spiegato che Zevio, San Giovanni e San Martino intendono portare avanti un intervento coordinato sul territorio, individuando linee guida da sottoporre alla Direzione regionale per la tutela dell’ambiente. Letto Adige
Il progetto interesserà aree demaniali, di proprietà pubblica e non, articolandosi in singoli, specifici interventi. Nell’ambito del proprio territorio, ogni Comune definirà gli interventi che intende attuare sulla base della disponibilità delle aree, della loro localizzazione, della sensibilità e di quanto necessita all’ambiente.
Già assegnati i compiti: San Martino seguirà la presentazione del progetto preliminare, la sua approvazione e, ad accordo sottoscritto, la richiesta di finanziamento alla Fondazione Cariverona; San Giovanni provvederà invece all’iter istitutivo del parco di Pontoncello e a predisporre una proposta per costituire un comitato di gestione e vigilanza per l’area fluviale di 350 mila metri quadri. Zevio coordinerà la progettazione sui tre comuni.
Il gruppo di minoranza Uniti cambiare si può ha votato a favore dell'iniziativa, dopo aver chiesto se il contributo di 10 mila euro previsto a carico di ogni Comune fosse «una tantum». Campedelli ha confermato, e questo per garantire a Freedom la possibilità d’acquistare un minimo di attrezzature, come motoseghe e rasaerba. Claudio Strambini ha invece detto che parco di Pontoncello sarebbe «poco fruibile perché decentrato». Secondo il consigliere del Pd, andrebbe spostato verso il ponte Perez.
Di diverso avviso il vicesindaco: «La Regione ha indicato una zona attigua ai tre Comuni. L’unica è quella di Pontoncello». Campedelli ha concluso indicando possibili siti di forestazione: la strada d’ingresso a Santa Maria e l’area all’interno del muro Serenelli.
L’accordo di programma dovrà essere siglato da San Giovanni e San Martino. Una formalità, vista l’attenzione con cui i primi cittadini Fabrizio Zerman e Valerio Avesani hanno seguito l’iniziativa.P.T.





 

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mercoledì, 06 maggio 2009

Alcuni articoli dal giornale L'Arena

Martedì 05 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina 21
ZEVIO. Ultimatum del comitato pro Chiarenzi all’azienda sanitaria di Legnago per invertire la tendenza alla riduzione dei servizi sanitari sul territorio comunale
«L’Ulss 21 cambi rotta o passiamo con Verona»
Tra le accuse: il day surgery è sparito, l’ambulatorio ortopedico è dimezzato e radiologia è senza medico

di Piero Taddei
«Non si ferma lo svuotamento sistematico del nostro ospedale. Legnago accentra, anziché distribuire i servizi sul territorio. Una politica che non paga: salvo inversioni di marcia da parte dell’Ulss 21, daremo il via a una raccolta di firme per annettere Zevio all’Ulss 20 di Verona». L’ultimatum alla direzione generale di Legnago è del comitato pro Chiarenzi. Presidente Paolo Righetti, Costantino Gugliuzza e Nicola Ranghiero paventano come vicina la fine dell’ospedale. I segnali? «Si sta invitando il personale Ulss a trasferirsi a Bovolone e Legnago».
Segue l’elenco delle cose che non vanno al Chiarenzi: «La day surgery è stata cancellata. Per sottoporsi a interventi anche banali bisogna fare centinaia di chilometri: una donna che voleva togliersi una verruca ha dovuto andare a Legnago. La medicazione del giorno dopo, invece, l’ha fatta a Nogara». Radiologia: «È priva di medico radiologo per leggere i referti, ha strumenti antiquati, quelli buoni sono stati trasferiti altrove». E poi c’è l’ambulatorio ortopedico: «Fino a qualche tempo fa funzionava settimanalmente, ora ogni 15 giorni». Ancora. Punto di primo intervento: «Sta sistematicamente sostituendo il personale dell’Ulss con gente a gettone che monta in servizio dopo aver concluso lunghi turni di lavoro in altri luoghi». Risultato: «Talvolta i pazienti con necessità vengono invitati a rivolgersi altrove. L’ambulanza spesso non c’è perché più volte al giorno impegnata in trasporti verso Legnago». Per questo «A Zevio serve anche un’auto medica». Il comitato continua con la riabilitazione: «Per carenze di personale, incontra sempre più difficoltà nel fare esami cardiologici e pneumologici su pazienti esterni».
Il direttore generale dell’Ulss 21, Daniela Carraro, premette che l’Ulss è orientata a commisurare l’attività svolta a Zevio alle reali necessità del territorio e tenendo conto che margini di miglioramento sono sempre possibili. Altra parola d’ordine: aumentare la produttività del personale a fronte della rigidità delle risorse disponibili. Politica applicata a tutta l’Ulss per non dover fare investimenti alla cieca, ma spendere dove effettivamente c’è bisogno». In quest’ottica e per il miglioramento delle tecniche chirurgiche, secondo la Carraro, la day surgery zeviana è stata sostituita da un ambulatorio chirurgico con «un’ottima operatività».
Quanto al presunto ricorso a Legnago per una verruca, il direttore generale ritiene che sia il risultato di «incomprensioni». Radiologia: «Ho già deliberato la digitalizzazione dei servizi di Zevio, Bovolone, Nogara e Legnago e stiamo lavorando per collegarli in rete con la banda larga. Oggi a fare la differenza non è più la presenza del medico radiologo, ma la disponibilità di un bravo tecnico e la possibilità di leggere centralmente i referti». CHIARENZI
Ambulatorio ortopedico: «Sto attendendo dall’unità territoriale un rapporto sui bisogni in specialistica ortopedica. Se emergerà la necessità di potenziamenti, provvederemo». Servizio di pronto soccorso: «Non ci risultano chiamate inevase», dice ancora il direttore generale, sottolineando che al proposito i controlli sono quotidiani. «Saremmo informati dallo stesso 118, se vi fosse qualche zona sguarnita». I gettonisti? «Non è possibile fare altrimenti causa il blocco del tourn over del personale».
La Carraro conclude garantendo che il progetto Chiarenzi polo riabilitativo provinciale va vanti e che l’Ulss 21 ha intensificato i rapporti con le unità sanitarie vicine per assicurare l’afflusso a Zevio di pazienti da riabilitare dopo il ricovero acuto negli ospedali.

Martedì 05 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina 21
Righetti: «Rischiamo di ritrovarci a dicembre senza nulla di fatto»
Cresce la delusione del comitato pro Chiarenzi per la situazione di stallo in cui è precipitato l’ospedale di Zevio. Dice sconfortato il presidente, Claudio Righetti: «A fine marzo è saltato l’incontro pubblico con l’assessore regionale alla Sanità Sandro Sandri, annunciato a fine 2008 per definire il futuro di polo riabilitativo provinciale del Chiarenzi. Da allora nessuna nuova da Venezia. Siamo alle solite: da anni la politica fa proclami senza mai arrivare al dunque. L’impressione che si voglia far morire il nostro ospedale di morte lenta è sempre più concreta».
Grande delusione è espressa anche da altri componenti del comitato: Costantino Gugliuzza e Nicola Ranghiero, quest’ultimo consigliere comunale di minoranza per Uniti cambiare si può. Secondo i quali anche la direzione generale dell’Ulss 21 «Non sta dando grandi risposte».
Analoga accusa è indirizzata all’assessore ai servizi sociali Diego Ruzza, rappresentante del Comune all’interno del comitato: «Alle riunioni Ruzza si fa vedere poco e non rivela le mosse del Comune in materia, ammesso che ci siano».
L’assessore ai servizi sociali delegato a seguire il problema ospedale respinge l’accusa di assenteismo: «Sono mancato una sola volta alle riunioni e con giustificazione. Questa la realtà, il resto sono chiacchere da campagna elettorale». L’assessore condivide le preoccupazioni di Righetti, Gugliuzza e Ranghiero sul futuro dell’ospedale. E lamenta che «nella vicenda il Comune ha purtroppo una sola leva: esercitare pressioni su Ulss e Regione, che aveva promesso risposte che tardano arrivare, col rischio di trovarci nuovamente a fine anno senza sapere se gli 80 posti letto e i circa cento posti di lavoro dell’ospedale ci saranno anche nel 2009».
Parole d’attesa dal sindaco, Paolo Lorenzoni: «Ho incontrato la Carraro e il presidente della V commissione sanità, Raffaele Bazzoni: entrambi assicurano che Ulss e Regione lavorano per il polo riabilitativo del Chiarenzi. Speriamo che i fatti arrivino in fretta».P.T.


Venerdì 01 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina 28
ZEVIO. Terminato l’iter di Valutazione dell’impatto ambientale del sito di stoccaggio per rifiuti speciali non pericolosi gestito dalla ditta Inerteco a Santa Maria
Presto potranno iniziare i lavori di ampliamento di 272.620 metri cubi equivalenti a quattro lotti
Ca’ Bianca raddoppia - C’è il sì di Venezia
di Piero Taddei
Si è conclusa in Regione la procedura di Via per l’ampliamento della discarica per rifiuti speciali non pericolosi di Ca’Bianca, in località Santa Maria di Zevio. Tale passaggio, di fatto, dà alla possibilità all’Inerteco, la ditta che gestisce l’impianto per conto del Comune, di varare i lavori per aumentare di 272.620 metri cubi la volumetria degli stoccaggi: quasi un raddoppio delle attuali dimensioni.
Una volta terminati i lavori, l’impianto dovrà sottostare a due ulteriori pronunciamenti da parte di Venezia, riguardanti uno il collaudo delle opere e l’altro l’autorizzazione all’esercizio.
Su 49.570 metri quadrati di terreno, la discarica di Ca’ Bianca allestirà quattro nuovi lotti, i quali saranno impermeabilizzati e provvisti delle opere necessarie al drenaggio e allo stoccaggio provvisorio del percolato emesso dai rifiuti, che verrà poi smaltito poi in altra discarica specializzata. L’aumento volumetrico dell’impianto, secondo le previsioni saturabile in sette anni, è stato voluto, come si legge nei documenti inviati dal Comune alla Regione, «Come unica alternativa perseguibile per riassorbire, all’interno di tariffe commerciali accettabili, i maggiori costi derivanti dall’adeguamento della discarica alle normative europee sulla sicurezza». Le quali, tra l’altro, hanno aumentato di molto lo spessore del manto di copertura dei cumuli e i tempi di gestione post mortem dei siti di stoccaggio.
«La legislazione sulle discariche prevede iter autorizzativi ben distinti tra allestimento e gestione. Nel nostro caso, il pronunciamento regionale rappresenta il riconoscimento del buon lavoro fin qui fatto dal Comune», spiega Samuele Campedelli, vicesindaco e assessore all’ecologia. Campedelli, quindi, rimarca come con l’attivazione della discarica di Ca’Bianca, il Comune abbia trasformato «Un danno ambientale in una risorsa». Discarica Ca
Per danno ambientale il vicesindaco intende la bonifica dell’area che ospita l’impianto, in precedenza sede di smaltimenti abusivi; per risorsa, l’opportunità per le casse municipali d’incamerare, grazie alla gestione dei rifiuti, «Parecchie centinaia di migliaia di euro da trasformare in opere pubbliche a vantaggio della collettività».
Al proposito è ancora pendente la lite davanti al Tribunale amministrativo regionale sulla richiesta, da parte del Comune all’Inerteco, dei presunti conguagli 2005 e 2006 e sul previsto contributo di 1,033 euro per ogni tonnellata smaltita, per un totale che sfiora gli 800 mila euro. La presa di posizione dell’amministrazione comunale era stata sollecitata dal capogruppo di Uniti cambiare si può, Tiziano Migliorini, peraltro rimasto dell’idea che la richiesta economica all’Inerteco sia «Di gran lunga insufficiente, alla luce del maggiore peso specifico dei rifiuti conferiti a Ca’ Bianca, rispetto alla stima iniziale».
La procedura di compatibilità ambientale sull’ampliamento della discarica di Ca’Bianca prese il via nel dicembre 2005, con la presentazione del progetto preliminare. Ora l’esecutivo regionale ha detto il «sì» decisivo al progetto definitivo e all’autorizzazione integrata ambientale (Aia), limitatamente alla fase d’allestimento dell’impianto. Alla delibera la Giunta lagunare allega prescrizioni tecniche su monitoraggi, ricalcolo della quota di massima piena della falda, impermeabilizzazioni, piano di sorveglianza. Tra l’altro, prima dell’avvio lavori d’ampliamento, dovranno essere eseguite «idonee fasce boscate, al fine di ridurre impatti da polveri e rumore».
Il corposo allegato alla delibera conferma il divieto di smaltire a Ca’ Bianca rifiuti diversi rispetto a quelli fin qui conferiti: fanghi provenienti da trattamenti d’acque reflue industriali, dall’inertizzazione di rifiuti, terreni di bonifica, rifiuti provenienti dal trattamento dei metalli. Ma tra le raccomandazioni ne include una che forse non farà piacere agli oppositori dell’impianto: «Nel caso d’emergenza rifiuti, la Provincia di Verona potrà usufruire della discarica per il conferimento di rifiuti solidi urbani».


Venerdì 01 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina 28
Senza revisioni l’area sarà esaurita entro la fine dell’anno
Nel 2008 la quantità media giornaliera di rifiuti speciali entrati nella discarica di Ca’Bianca è stata di 411 tonnellate, corrispondenti a circa 17 camion al dì in entrata per un totale di 94.461 tonnellate: meno 33 per cento rispetto al 2007, quando le tonnellate annue ricevute furono 119.559.
L’ha detto l’ex consigliere di maggioranza Carlo Tonoli, chiamato a relazionare in Consiglio sull’attività della commissione di controllo da lui presieduta sull’impianto di stoccaggio al confine con Campagnola e San Giovanni Lupatoto, lodato dall’Università di Trento e contestato dai residenti.
Era stato il gruppo consiliare di minoranza Uniti cambiare si può, nel corso di una delle ricorrenti prese di posizione per lamentare utili non adeguati per le casse comunali dalla gestione dell’impianto, a chiedere il rendiconto del comitato di controllo: vicepresidente Alberto Brocco; consiglieri Andrea Brognara, Marco Nale, Riccardo Zanotti, Francesca Simbeni e Graziano vedovi.
Giudizio di Tonoli, buono il ritmo di rifiuti speciali in ingresso a Ca’Bianca nel 2008, nonostante il calo rispetto al 2007. Il presidente prevede che entro il 2009 l’attuale, residua volumetria della discarica - 20 mila metricubi - si esaurisca. Risale a un paio d’anni fa la presentazione in Regione, da parte del Comune, della richiesta di ampliare l’impianto per recuperare i costi di messa in maggior sicurezza recentemente introdotti da normative Ue.
Sempre nel 2008, sono stati 72 su 3.559 i camion carichi di rifiuti respinti già all’ingresso per non conformità rilevate visivamente, o risultati negativi alle successive analisi di controllo. Nel 2007 i respinti erano stati quasi la metà: 37. La classifica degli speciali ritirati dall’Inerteco nel corso del 2008 vede in testa i terreni di bonifica (22.353 tonnellate), i fanghi industriali (50.058 tonnellate), i fanghi di marmo e resina (19.151 tonnellate). Il tutto proveniente per circa metà quantitativo dall’intero Veneto, il restante da Lombardia, Emilia Romagna, Trentino e Friuli.
Nel 2008 l’Arpav ha fatto analisi su tre campioni di percolato e su dieci di rifiuti. Esiti? «Tutti conformi ai criteri dia accettabilità previsti dall’autorizzazione».
Tonoli ha quindi rivelato che nel marzo dello scorso anno l’Arpav mise sotto sequestro un box di stoccaggio e due carichi di rifiuti, perché frammisti a materiale estraneo a quello ammesso. Gli accertamenti alle acque superficiali sono stati eseguiti mensilmente, trimestralmente quelli ai pozzi predisposti intorno ai rifiuti. Risultato: «Non si sono verificati inconvenienti per l’ambiente degni di menzione. Le maggiori difficoltà sono derivate dalle consistenti piogge cadute a gennaio e febbraio 2008, che hanno creato ingenti quantitativi di percolato, il cui smaltimento è stato reso difficile dalla saturazione, causa il maltempo generalizzato, di tutte le discariche del Nord Italia che accolgono questo tipo di materiale».P.T.


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mercoledì, 22 aprile 2009

Alcuni articoli dal giornale L'Arena

Mercoledì 22 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 23
ZEVIO. Rotti i vetri e le immagini del Duce
Danni a Forza Nuova - Denuncia in Procura

Presentata contro ignoti dai rappresentanti provinciali del partito di estrema destra
Segretario e presidente provinciali di Forza nuova, Ezio Salà e Antonio Filippini, già avevano annunciato la presentazione di una denuncia contro ignoti per il danneggiamento della sede di Zevio del partito di estrema destra nella notte tra domenica e lunedì: un sasso ha rotto la vetrata della porta d’ingresso all’altezza di uno dei manifesti affissi dall’interno che ritraggono Benito Mussolini. Ma non avevano anticipato l’ipotesi da loro avanzata nella denuncia: «L’istigazione che ha portato ignoti a compiere il danno è venuta dalla manifestazione organizzata domenica dall’associazione Cittadini del mondo». Domenica, per celebrare la liberazione dal nazifascismo, durante la manifestazione in castello sono state lette missive di condannati a morte della Resistenza. Secondo Salà, l’ignoto lanciatore di pietre avrebbe colpito ad arte l’immagine del duce in divisa da repubblica sociale italiana, anziché l’atro manifesto in cui Mussolini veste l’uniforme di maresciallo d’Italia. Sul danneggiamento sta svolgendo indagini anche la Digos.
A Zevio le effigi di Mussolini sulla porta d’ingresso della sede di Forza nuova hanno suscitato polemiche giunte anche in Consiglio comunale, tanto che il sindaco Paolo Lorenzoni ha chiesto alla procura della Repubblica se possa ravvisarsi il reato d’apologia di fascismo. Quanto alla manifestazione di domenica Lorenzoni, che era presente e ha letto articoli della Costituzione e invitato i presenti a recitare una preghiera per i Caduti di entrambe le parti italiane tra loro in lotta dopo l’8 settembre del 1943, dice: «La manifestazione è stata assolutamente pacifica: non ho visto alcuno con intenzioni bellicose. C’erano perlopiù donne, simbolo della pace per antonomasia». P.T.

Mercoledì 22 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 23
Donato dal Comune apparecchio salva-cuore
È già partito sabato sorso per l’Abruzzo il defibrillatore portatile donato dal Comune di Zevio ai terremotati. In caso di arresto del cuore, lo strumento (costo 2.000 euro) è in grado di ridare il giusto ritmo Con una scarica elettrica che attraversa il torace. Invece i sei volontari del gruppo di protezione civile Medio Adige, tra cui due infermiere professionali, che daranno il cambio ai loro colleghi scesi con i primi soccorritori ad aiutare la gente sfollata dal sisma, partiranno domani, meta Santa Ruffina di Roio, alle porte de L’Aquila. Con loro ci sarà anche l’assessore alla protezione civile Diego Ruzza, di mestiere psicologo.
Nei giorni scorsi il Comune aveva lanciato un appello alle tre farmacie che operano sul territorio per ottenere la donazione di farmaci pediatrici, antibiotici, analgesici, garze e altri presidi sanitari. «Hanno risposto generosamente», è il giudizio del responsabile del nucleo Medio Adige Roberto Favia, «ora hanno promesso di fornirci di materiale per l’igiene personale, che manca in Abruzzo».
Il magazzino delle tute arancio, nell’ex macello comunale di via San Pio X, trabocca di bancali d’aiuti girati a Zevio da San Martino Buon Albergo. Favia ringrazia e informa come la protezione civile preferisca materiale nuovo perché, a differenza dell’usato, non richiede stoccaggio e cernita. «Meglio non si portino generi usati. Il terremoto non dev’essere un’occasione per sgomberare gli armadi da cose dismesse».
L’infermiera Patrizia Pagani è appena tornata: «Siamo stati una settimana senza poterci lavare: c’è voluto del tempo per allestire le docce e mettere insieme forme d’assistenza sanitaria. Nella tendopoli di Santa Ruffina, popolata da molti anziani, ora la corrente c’è e così pure il riscaldamento. Gli abruzzesi si danno da fare, si affezionano molto a noi soccorritori, al punto da piangere quando torniamo a casa. Non hanno né tivù né giornali. Nostro obiettivo è forbire il campo di maxischermo, in modo che le notizie possano circolare».
Per dare una mano agli sfollati abruzzesi, il Medio Adige ha già programmato turni settimanali di propri volontari fino a giugno. Il nucleo ha all’attivo interventi durante le alluvioni che hanno colpito la Versilia, Aosta e Asti. Sul fronte dei terremoti, i volontari zeviani hanno portato solidarietà, attrezzature e braccia da lavoro in Umbria e Marche. E ora, appunto, in Abruzzo. Intanto l’assessore provinciale Maria Luisa Tezza annuncia che con il provveditore agli studi di Verona darà il via a una raccolta di materiale didattico. «Le scuole bisogna farle ripartire al più presto», dice la Tezza. P.T.

Martedì 21 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 22
ZEVIO. Botta e risposta in castello durante l’iniziativa dell’associazione Cittadini nel mondo dedicata alla Resistenza
Le lettere dei repubblichini accendono la polemica
Forza Nuova chiede di leggerle insieme a quelle dei partigiani condannati a morte «Qui si celebra la liberazione dal fascismo»

di Piero Taddei
Forza Nuova chiede di leggere le lettere dei condannati a morte della Repubblica sociale italiana, durante la manifestazione indetta domenica scorsa in castello a Zevio dall’associazione Cittadini del mondo per ricordare la liberazione dal nazifascismo, declamando le missive spedite ai loro cari dai martiri della Resistenza. Come il diavolo e l’acqua santa. Cittadini del mondo ha detto no al segretario provinciale forzanovista, Ezio Salà, presentatosi con un libro contenente gli ultimi saluti di repubblichini e una cassetta Vhs del discusso film sulla strage di Porzus, in Friuli, avvenuta nel febbraio del ’45, nella quale alcuni partigiani delle Fiamme verdi vennero fucilati dai partigiani comunisti.
«Legge chi si riconosce nella filosofia della manifestazione che celebra la Liberazione dal nazismo e dal fascismo», è stata la pacata ma ferma risposta a Salà del presidente di Cittadini, Antonio Composta. «Quella di Cittadini del mondo è una manifestazione di parte, nel solco della disinformazione», la replica piccata del segretario di Forza nuova, che a quel punto se n’è andato.
Composta: «La conciliazione è un sentimento nobile che tutti condividiamo. Però ci è parso giusto sottolineare come per giungervi si sia passati da guerra e Liberazione. E che nella vicenda storica c’è stato chi fu schierato dalla parte dei nazifascisti e chi invece dalla parte giusta: quella che ha fatto nascere la Costituzione».
Il presidente ha sottolineato il «successo» dell’iniziativa in castello: «Nonostante il tempo inclemente, vi hanno partecipato un centinaio di persone, tra lettori e uditori. E’ stata un giusto riconoscimento a uomini e donne di varia estrazione culturale e sociale che, in un momento storico per l’Italia, decisero di stare da una certa parte, accettando eroicamente torture e fucilazioni».
In pedana per leggere le lettere dei condannati a morte dai nazifascisti sono saliti anche il sindaco Paolo Lorenzoni e Guariente Guarienti. Il noto avvocato penalista veronese ha scelto di narrare l’ultimo saluto di Renato Peyrot, il 6 marzo 1945, fucilato da un plotone di fascisti e militari tedeschi.
La ruggine tra Forza nuova e Cittadini del mondo risale a qualche tempo fa, quando l’associazione diede il via alla raccolta di firme contro i simboli nazifascisti tracciati sui muri del paese. Nel mirino anche l’effige di Mussolini affissa sulla porta d’ingresso della sede di Forza nuova, in piazza Ungheria. Salà e il presidente provinciale, Antonio Filippini, addussero che l’esposizione dell’immagine del Duce rientrava nella libertà d’opinione.
Qualche giorno fa Salà ha presentato un esposto ai vigili urbani accusando Cittadini del mondo di pubblicizzare l’iniziativa per celebrare il 25 aprile fuori degli appositi spazi. Nella fattispecie, manifesti appesi davanti all'entrata del castello. «L’affissione potrebbe dare avvio alla solita porcheria pubblicitaria che si verifica in periodo elettorale», aveva paventato Salà, assicurando di non fare ostilità all’iniziativa dei Cittadini se, «come concordato con il consigliere comunale del Pd Claudio Strambini, avesse diramato una nota stampa che avesse messo in risalto i motivi della deroga».
«Spiegare i motivi della deroga spetta al Comune, che l’ha concessa», ribatte Strambini, sostenendo che comunque i manifesti non costituivano pericolo per la viabilità. Da parte sua, Composta assicura che la raccolta firme contro i simboli e le immagini nazifasciste non riguarda «i nostalgici di Forza nuova, ma la quasi totalità della popolazione zeviana che accetta come folkloristico-inevitabile una cosa di cui ci si dovrebbe preoccupare».
Intanto Filippini segnala che ieri mattina la porta a vetri della sede di Forza nuova, l’unica in tutta la provincia, è stata rotta da una sassata di ignoti. Il segretario presenterà denuncia ai carabinieri. Filippini fa anche sapere che parte delle scritte nazifasciste disegnate - «non da noi» - sui muri del paese, sono state rimpiazzate da altre «fatte da elementi della sinistra antagonista».

Sabato 18 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 25
ZEVIO. Per le chiese
Nessuna parrocchia ha chiesto il contributo

Contrariamente al solito, nessuna parrocchia o ente religioso di Zevio si è fatto avanti per accedere alla quota di 8.000 euro, destinata alla manutenzione degli edifici religiosi, come prevede la legge in ragione dell’8 per cento degli oneri d’urbanizzazione secondaria introitati dagli enti locali. Le domande andavano presentate entro il 31 dicembre 2008.
Cinque le parrocchie del Comune potenzialmente interessate: capoluogo, Santa Maria, Perzacco, Volon e Bosco. Che negli anni scorsi, più o meno puntualmente, si alternavano nel chiedere contributi ripartiti dall’amministrazione in base alla spesa. Quest’anno niente: evidentemente le chiese del Comune godono di buona salute. Così, in Consiglio, Renzo Guglielmoni (Uniti cambiare si può) ha chiesto al sindaco Paolo Lorenzoni se era possibile dirottare la cifra a vantaggio di un bene mobile: la sistemazione dell’organo della parrocchiale di Perzacco. Al parere tecnico negativo del segretario del Comune, Francesco Corsaro, Claudio Strambini (Pd) ha suggerito di impegnare i soldi a salvaguardia della chiesa dei Santi Apostoli, una delle più antiche. Strambini ha sostenuto che già il Comune di Verona sta erogando finanziamenti «al progetto che ha un interesse sovraprovinciale», sollevando lo stupore del vicesindaco Samuele Campedelli. Alla fine il segretario ha spiegato che la richiesta di Strambini non era accoglibile. E gli 8.000 euro? Finanzieranno interventi nel 2010.P.T.

Giovedì 16 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 24
SPORT. Bilancio molto positivo per la manifestazione regionale: ben 450 i fiorettisti in pedana
A Zevio la scherma è passione contagiosa

Quasi 450 i giovani fiorettisti saliti in pedana al palasport di Zevio per il decimo Trofeo interregionale gran premio giovanissimi, la Coppa primavera e il primo Trofeo dell’Adige. Il numero di adesioni ha superato le più rosee previsioni degli organizzatori, il Baki scherma club. La manifestazione che ha visto partecipare 23 società provenienti da tutto il Triveneto, ma anche dell’Emilia Romagna, si fregiava del patrocinio di Comune, Provincia e Federscherma. Quindici le pedane allestite e sconfinato il numero di genitori e parenti in tribuna. Tra loro i campioni olimpici Matteo Zennaro, Andrea Cipressa, Francesca Bortolazzi, Mauro Numa e Giuseppe Tagliariol, il cui figlio Matteo ha conquistato un oro e un bronzo alle olimpiadi di Pechino
Alle gare disputate a Zevio, valevoli a livello regionale e nazionale, hanno partecipato le categorie giovanissimi (fino a 12 anni), ragazzi e allievi (fino a 13 e 14), maschietti e bambine (fino a 10 e 11 anni). Nella categoria Primavera erano coinvolte le «prime lame» fino a 10 anni, nel Trofeo dell’Adige, gara non ufficiale e seguitissima per l’età degli esordienti, bambini di 7-8 anni. Durante gli assalti, le rappresentative veronesi - la storica società cittadina Bentegodi, il Cus, il Verona scherma - hanno mostrato grande impegno e serietà in tutte le categorie.
Al termine il maestro Andrea Cipressa, vicepresidente della Federazione italiana scherma, e Guido di Guida, presidente del Comitato regionale della Federscherma, si sono complimentati con presidente e direttore sportivo del Baki club, Michele Dolci e Alberto Spiniella, per l'impeccabilità con cui è stato organizzato l'evento.
Il successo della manifestazione è incoraggiante, ha detto l’assessore allo sport Michele Caneva, sottolineando come con i lavori attualmente in corso la tensostruttura adiacente il palasport potrà ospitare due pedane fisse a disposizione dei giovani che vogliano avvicinarsi alla scherma. Piergiorgio Zovato, del consiglio regionale Fis, ha spiegato come, pur essendo sport da combattimento, la scherma smorzi l’aggressività, insegnando agli allievi la civile convivenza e il rispetto per l’avversario.
Da otto anni a Zevio il Baki scherma si prodiga, con buoni risultati, per far conoscere ai giovani di elementari, medie e superiori la scherma e tutti i suoi aspetti. La meritoria attività ora è stata premiata dalla possibilità d’organizzare il torneo interregionale.P.T.






 

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sabato, 11 aprile 2009

Un pensiero a chi vive in difficoltà questo periodo e a tutti i volontari

Buona Pasqua di Resurrezione

Magritte colomba

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venerdì, 10 aprile 2009

L'Aquila e gli avvoltoi

Sempre più triste lo spettacolo dell'infornazione sciacalla sulle spalle delle tragedie...

Clicca e visualizza il TG1 senza vergogna

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venerdì, 10 aprile 2009

Dall'Associazione Cittadini del Mondo

Venticinque Aprile
FESTA DELLA LIBERAZIONE
(dalla guerra, dal nazismo, dal fascismo)

 
DAI LORO IDEALI LA NOSTRA LIBERTA’ 

Domenica 19 aprile 2009
dalle 9.30 alle 12.30
a Zevio, nel parco del Castello Comunale,
davanti alla fontana (entrando dal ponte che guarda verso Piazza S. Toscana) 
 
Iniziativa di reading, lettura continua, di testi tratti da 
LETTERE DEI CONDANNATI A MORTE
DELLA RESISTENZA ITALIANA
e
ARTICOLI DELLA COSTITUZIONE ITALIANA 
Sono lettere di partigiani e patrioti che, catturati dai tedeschi o dai fascisti, spesso sottoposti a tortura, già sanno che saranno uccisi. Scrivono alla mamma, alla moglie, ai figli, ai compagni di studio e di lavoro, lettere che rivelano la loro atroce esperienza ma anche sogni, rimpianti e desideri, la consapevolezza di un dovere compiuto e la speranza di un futuro di pace e di civiltà. Quella pace che noi abbiamo trovato e forse non apprezzato abbastanza, quella civiltà che la Costituzione nata dalla Liberazione e dal loro sacrificio ha sancito. 
La lettura proseguirà senza sosta per tutte le tre ore. Le persone che si avvicenderanno una dopo l’altra saranno soprattutto lettori “non professionisti”, persone “normali” com’erano quelle che hanno scritto quelle lettere.  
Tutti possiamo leggere. Più gente si coinvolge più il messaggio arriva a tanti. 

lettera partigiano

  Eusebio Giambone, di anni 40, tipografo, fucilato il 5 aprile 1944 a Torino

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mercoledì, 08 aprile 2009

Alcuni articoli dal giornale L'Arena

Martedì 07 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 27
ZEVIO. Successo per l’iniziativa che per un giorno ha coinvolto ben 17 classi Ragazzi d’oggi paladini della danza popolare
Palasport «invaso» e genitori costretti a mettersi in coda
di Piero Taddei
Ragazzi in pista per la manifestazione «Danza con me» che si è svolta al Palasport ... Per un giorno, i 355 ragazzi delle elementari del capoluogo hanno trasformato il palasport in una grande pista da ballo: la struttura comunale di via Aldo Moro è stata infatti teatro della dimostrazione di danze popolari che ha coinvolto tutte le 17 classi del plesso, coordinata delle insegnati Maria Cristina Lonardoni e Anna Notaro.
Per l'alto numero, non tutti i genitori, plaudenti e più volte intervenuti a chiedere il bis, hanno potuto prendere posto sulle gradinate, nonostante la rappresentazione sia stata divisa in due grandi gruppi di ragazzi. In pista hanno trionfato allegria, ritmo, coordinazione motoria, conoscenza di musiche e coreografie sviluppate nel tempo e tramandate di generazione in generazione, alla pari delle storie e delle leggende. Regista della kermesse e delle varie fasi dell'esperienza su punte e tacchi, Luigi Nani, del Gruppo ricerca danze popolari di Verona.
Dice soddisfatto il preside dell'Istituto comprensivo, Luigi Vergani: «Un’iniziativa resa possibile dagli insegnanti come normale programmazione didattica, che di fatto è diventata gioioso momento d'aggregazione per il paese. I ragazzi hanno saputo organizzare spazi e movimenti in maniera incredibile. Pensiamo di riproporre l'iniziativa facendo diventare protagonisti anche i genitori, in modo che ci sia continuità con la famiglia nel recuperare tradizioni che diversamente andrebbero perse».
Per alcuni popoli le danze popolari sono ancora momenti d'incontro e di condivisione di emozioni e sentimenti comuni. Come spiegano le insegnati coordinatrici Lonardoni e Notaro, danzare insieme «è anche un'opportunità per scoprire canali di comunicazione che implicano essere in armonia con gli altri».
Traendo spunto dai ritmi tribali, la danza popolare è dunque un'esperienza da riscoprire, perché ripetitività dei gesti e semplicità d'esecuzione diventano un modo per conoscersi e conoscere altre culture, per sviluppare l'espressione corporea, acquisire e incrementare il gusto della musica, scoprire l'esigenze di regole e la necessità di rispettarle.
La rappresentazione del palasport era stata preceduta da incontri nelle classi con l'ascolto di musiche popolari di vari paesi, di danze-gioco per bambini e loro esecuzione, da verifiche attraverso osservazioni che hanno valutato i graduali progressi degli alunni che la scuola ha trasformato in ballerini.

Lunedì 06 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 19
SAN GIOVANNI LUPATOTO. Si estende su un’area di 103mila metri quadrati: non si potrà cacciare né addestrare cani
Sì al parco del Pontoncello
Approvato dal Consiglio comunale che ne ha pure definito i confini: dalla diga sull’Adige fino alla «casa bombardà»
di Renzo Gastaldo
Uno scorcio del bosco fluviale nella golena di Pontoncello
l Consiglio comunale ha approvato all’unanimità l’istituzione del «Parco del Pontoncello», definendone la perimetrazione. Si tratta della zona boschiva che si trova dopo la diga, nell’area golenale dell’Adige, e arriva fino all’ex casello idraulico, meglio noto come «casa bombardà», al confine con Zevio. Il parco, all’interno del territorio comunale in zona lupatotina, si estende per una superficie complessiva di 103mila metri quadrati.
Il dirigente comunale Fiorella Federici ha illustrato ai consiglieri i contenuti tecnici del provvedimento.
«Viene istituito il parco di interesse locale che scaturisce da un accordo con i Comuni di San Martino Buon Albergo e Zevio per la riqualificazione della zona dell’Adige», ha spiegato l’architetto Federici, «l’area, che è un sito di interesse comunitario, è di proprietà del Genio Civile che però l’ha data in concessione d’uso all’amministrazione comunale. L’istituzione del parco permetterà anche di accedere a finanziamenti regionali per il suo mantenimento e sviluppo».
Il capogruppo leghista Alberto Brunelli ha chiesto chiarimenti sul futuro dell’attività venatoria e di addestramento cani nel parco, ottenendo come risposta che tali attività non sono praticabili nella zona del parco. Letto Adige
Il presidente del Consiglio comunale Daniele Turella ha espresso il suo parere favorevole all’istituzione del parco definendola una «iniziativa di valorizzazione e rispetto ambientale» che permetterà, grazie all’affidamento in gestione ad associazioni, di migliorare l’attuale situazione di carente manutenzione.Turella ha ricordato che il Comune ha stipulato una convenzione con l’associazione Freedom, alla quale è stato affidato il compito di ripulire l’area dai rifiuti e dalla sporcizia abbandonati sul posto.
«La stessa associazione avrà anche il compito di provvedere allo sfalcio periodico dell’erba, al taglio degli alberi malati o pericolanti e di quelli sporgenti sulla strada dell’argine, riqualificando l’area, che sarà, molto più ordinata e vivibile», ha detto Turella.L’intervento di Freedom è già iniziato qualche settimana e gli effetti si vedono già.
Di ben altro tenore, rispetto a quello del presidente Turella, l’intervento del consigliere di opposizione Luigi Biondaro che annunciando il suo voto favorevole sul provevdimento ha però messo in evidenza l’incongruenza della costituzione di un parco sulla destra del fiume quando sulla sinistra, alla stessa altezza, c’è l’inceneritore di Ca’ del Bue. Biondaro ha colto l’occasione per contestatare ancora una volta la linea di condotta del Comune nella sua battaglia contro l’inceneritore. Gli ha risposto il capogruppo di Forza Italia Paolo Pasqualini, il quale ha ribadito la fondatezza e l’opportunità delle iniziative di tutela della salute e dell’ambiente, motivazioni per le quali l’amministrazione comunale è costretta alla battaglia.
Il dibattito si è quindi esteso a Ca’ del Bue ed ha fatto registrare l’intervento del consigliere Gianmario Piccoli e del sindaco Fabrizio Zerman. Il primo ha esposto i timori del mondo agricolo nei confronti di Ca’ del Bue.

Lunedì 06 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 19
ZEVIO. Incontro tra i vertici dell’Ulss e della sanità veneta: il polo riabilitativo frenato dalla carenza di finanziamenti
Ospedale ricco solo di pazienti

Non scappa nulla ai sostenitori del Chiarenzi di Zevio, sempre in spasmodica attesa che l’assessore alla sanità Sandro Sandri mantenga la promessa di far diventare l’ospedale polo riabilitativo provinciale, confermando così l’ottantina di posti letto riabiliativi rimasti in dotazione, gli unici non «triturati» dalla riorganizzazione sanitaria.
I supporter del Chiarenzi segnalano l’incontro a Legnago, mercoledì scorso, del segretario regionale a sanità e sociale, Giancarlo Ruscitti, con il direttore generale dell’Ulss 21 Daniela Carraro. E si chiedono se il sopralluogo del «capo» dei funzionari che si occupano della programmazione sanitaria del Veneto, abbia portato novità anche per l’ospedale in apnea da una decina d’anni.
Il direttore generale Carraro conferma l’arrivo di Ruscitti: «L’incontro è durato solo due ore, per cui non ho potuto estenderlo ai sindaci, essendosi concentrato su questioni tecniche. Abbiamo parlato della situazione dell’Ulss, sopratutto dei finanziamenti, perché la nostra azienda sociosanitaria è fortemente penalizzata dall’uscita di San Giovanni Lupatoto. L’attuale meccanismo rapporta i finanziamenti regionali al numero degli abitanti dell’Ulss. Quindi, non essendoci l’introito derivante dai quasi 25 mila lupatotini aggregati all’Ulss 20 qualche anno addietro, circa 34 milioni di euro, ci manca il pareggio di bilancio e la possibilità di fare investimenti in tranquillità. Diversamente avremmo un attivo di 17 milioni di euro, del quale beneficerebbe anche Zevio». CHIARENZI
Quanto al progetto di polo riabilitativo provinciale nel Chiarenzi, la Carraro assicura di continuare a lavoravi con le altre Ulss veronesi. «Intanto l’attività del reparto va bene, tanto che ha liste d’attesa». In corsia, però, si parla di blocco delle prestazioni riabilitative agli esterni causa carenze di personale: «Fatti contingenti», risponde la Carraro. «Ho deliberato una sostituzione anche ieri. Il personale non subirà modifiche rispetto al numero autorizzato dalla Regione nel 2008, quando l’Ulss prese in carico il reparto prima affidato a privati». P.T.

Domenica 05 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 30
ZEVIO. Lunghi fili di margherite bianche attorcigliati sui pali della luce, sui lampioni e sui cartelli stradali. I vigili ogni settimana li rimuovono
Strade piene di fiori per Alice
Da due mesi un segreto Romeo riempie ogni angolo di Santa Maria di delicate composizioni per la sua Giulietta

di Piero Taddei
Ghirlanda di fiori su un palo segnaletico in paese FOTO AMATOQuanto a fiori, Santa Maria di Zevio fa concorrenza a Sanremo? Pare proprio di sì a giudicare come, da qualche tempo, dai pali dei cartelli stradali e dai lampioni pendano margherite, gerbere e rose che danno un tocco floreale alla popolosa frazione zeviana immersa nel verde dei campi. Ma sul nome dell’autore e sul perché profonda a piene mani sue composizioni, permane il mistero più assoluto.
L’interrogativo tiene con il fiato sospeso i più curiosi, ai quali non è sfuggita l’insolita vicenda, che si dichiarano disposti ad appostamenti anche notturni pur di dipanare la matassa. Di fatto, il paese s’addormenta spoglio e, quasi settimanalmente, si sveglia adorno e olezzante. A partire dal cartello che indica l’ingresso a Santa Maria posto vicino allo stabilimento Aia. Sul quale un adesivo recita in inglese: «The village of the endless spring. The village of Allie» cioè in italiano «Il villaggio dell’eterna giovinezza. Il villaggio di Alice».
L’altra mattina il cartello era circondato da una composizione di fiori bianchi. Altre ghirlande appena entrati in paese: sull’angolo tra le vie Primo maggio e Dottori. Un segnale di direzione? Poco più avanti, sul cartello che indica via De Gasperi, nuova scritta: «Allie’s road» cioè «La strada di Alice». All’incrocio con via Andreoli altri pali agghindati a festa. Lo stesso sui supporti dei cartelli stradali del piazzale antistante la parrocchiale.
Non è finita: bottiglie trasparenti traboccanti di fiori sembra siano state trovate nella vicina San Procolo, strada pressoché disabitata che porta sull’argine dell’Adige. Una passeggiata ideale per innamorati che anelino l’intimità. Lì l’ignoto «fiorista», accanto alle bottiglie, avrebbe lasciato un messaggio che invita i passanti a non prelevare i fiori perché destinati alla persona del suo cuore. Tra l’altro, incollata sul cartello che porta il nome della via c’è l’equivalente in inglese de «La strada dell’anima di Alice».
Insomma, l’ipotesi che in zona agisca un «Romeo» che, persa la testa per l’amata, voglia corteggiarla a suon di petali sembra essere strada obbligata. Se così fosse, «Giulietta» potrebbe abitare in via De Gasperi o immediate vicinanze.
L’ipotesi innamorati, però, non trova d’accordo la polizia municipale. Ieri mattina il vicecomandante Loris Perbellini ha avuto un gran daffare per liberare dai fiori una quindicina di pali stradali: «Il Codice della strada vieta di apporre qualsiasi cosa sui segnali stradali», dice. Impressione del vicecomandante è che composizioni e scritte in inglese siano il frutto della cultura di extracomunitari che abitano in zona. Sempre ieri mattina Perbellini ha escluso che l’autore possa trovarsi tra un gruppo di cinesi che abitano un condominio di via Dottori.
Il vicecomandante non riesce a darsi pace: «Sono fiori veri, recisi. Quelli che ho staccato sabato sembrano piccoli crisantemi bianchi, davvero belli. Ho rimosso fiori anche un mese fa. Mah, penso anche che potrebbe trattarsi di una qualche setta».

Domenica 05 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 32
LA QUESTIONE INCENERITORE. Disertato dagli zeviani l’incontro a Santa Maria sulla riattivazione dell’impianto. Zerman promette la raccolta differenziata porta a porta
«Togliete combustibile a Ca’ del Bue»
Il fisico Venosi consiglia i sindaci di puntare tutto sulla Valutazione d’impatto ambientale e strategica
Zevio snobba l’incontro sull’inceneritore di Ca’ del Bue, organizzato dalle associazioni Cittadini del mondo e Collamente. Una cinquantina le persone in sala a Santa Maria, la maggior parte lupatotine. Al tavolo dei relatori un esperto di fama nazionale su impatti ambientali: il fisico Erasmo Venosi, già vicepresidente della Commissione nazionale per la prevenzione e il controllo integrato dell’inquinamento. Al sindaco lupatotino Fabrizio Zerman, Piergiorgio Vesentini ha contestato la non introduzione della raccolta porta a porta, già avviata a Zevio, come modo per togliere i rifiuti all’inceneritore. Zerman ha annunciato che il suo Comune darà il via al porta a porta entro l’anno, «servendoci di una nostra società, perché tenene fuori l’Amia è un modo per combattere l’inceneritore».
Adottare comportamenti virtuosi è la parola d’ordine anche dal sindaco di San Martino, Valerio Avesani: «A ogni famiglia abbiamo regalato una borsa in juta per evitare l’uso dei sacchetti della spesa, stiamo predisponendo la distribuzione dell’acqua in bottiglie non di plastica, sensibilizzando le farmacie affinché distribuiscano pannolini riciclabili. Ben venga Ca’ del Bue se induce a modelli comportamentali più ecologici». In favore della strategia di togliere «combustibile» all’inceneritore anche il sindaco Paolo Lorenzoni. CadelBuejpg
Venosi ha delineato la strategia tecnico-giuridica da opporre a Ca’ del Bue: agire in sede di Valutazione d’impatto ambientale, di Valutazione ambientale strategica e di Autorizzazione integrata ambientale, pronunciamenti che analizzano preventivamente i progetti e il processo industriale ad inceneritore avviato. «Se non troverete risposte dai tribunali amministrativi, c’è la Corte costituzionale, quindi la Corte di giustizia europea e quella che tutela i diritti dell’uomo».
L’esperto ha poi insistito sulla necessità di azioni congiunte tra cittadini e amministratori locali, «per spuntare la battaglia di civiltà contro l’inceneritore». E sulla necessità di ridurre i rifiuti da trasformare in energia: «Meno sarà il conferito, minori saranno i fumi e l‘inquinamento». Un toccasana la raccolta differenziata spinta: «Toglie carta, plastica e legno dai rifiuti, determinanti per il potere calorico necessario agli inceneritori».
Altri correttivi: fare in modo che a Ca’ del Bue si utilizzino solo rifiuti prodotti in provincia, incentivare il compostaggio, esigere che parte dei rifiuti prodotti sia bruciato nelle centrali a carbone che producono elettricità, pretendere il monitoraggio continuo delle emissioni, adottare la tecnologia Gps per controllare l’andirivieni dei camion da Ca’ del Bue.
La particolareggiata esposizione di Venosi ha indotto il sindaco Zerman a chiedere appoggio all’esperto nella lunga battaglia che ancora si profila contro le ciminiere che si ergono al di là dell’Adige.P.T.

Domenica 05 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 39
OPPEANO. Uno studio promosso dalle tre aziende del polo siderurgico di Vallese e dal Comune per riulizzare l’energia Dalle acciaierie acqua
per teleriscaldare le case
Il calore prodotto dai forni può essere recuperato e si può distribuire in rete a un migliaio di famiglie
di Zeno Martini
Una parte di stabilimento delle acciaierie di Vallese DIENNE FOTOScaldare l’acqua a costo zero per un migliaio di famiglie, sfruttando il calore prodotto dalle tre aziende del polo siderurgico di Vallese. Il sistema si chiama teleriscaldamento e c’è uno studio di fattibilità condotto dalla «Agos» di Roma: studio commissionato dalle tre aziende siderurgiche Verona Steel, Ferriera Valsider e Sider Plating Scaligera e dall’amministrazione comunale.
La distribuzione di calore dalle tre aziende vallesane sarebbe un beneficio, il primo probabilmente, che arriverbbe ai cittadini che vivono a contatto con le industrie e dalle quali, fino ad oggi, hanno avuto solo disagi. A cominciare dal traffico di mezzi pesanti, dall’inquinamento da cromo esavalente delle falde acquifere e dei fossi, fino all’inquinamento acustico con il quale in molti sono costretti a convivere.
Ma a fronte di tanti problemi, ora le tre industrie potrebbero regalare a un migliaio di famiglie la possibilità di avere l’acqua calda in casa senza consumare gas metano, né altri combustibili.
La «Agos» ha certificato che ci sono i presupposti per recuperare e sfruttare il calore prodotto dalle ferriere - e che resta inutilizzato - per alimentare un sistema di distribuzione dell’acqua calda, costruendo una rete di teleriscaldamento. L’impianto sarebbe in linea con il Piano energetico nazionale, che indica la necessità di un uso razionale dell’energia e lo sviluppo di fonti rinnovabili. In questo modo le aziende potrebbero ridurre il loro impatto sull’ambiente, contribuendo a diminuire le emissioni di anidride carbonica.
Il Comune ha investito, per ora, 10mila euro: «È un progetto impegnativo», dice il sindaco Alessandro Montagnoli, «che nella sua seconda fase dovrà individuare come potrebbe essere messo in atto. Inizialmente credevamo che il sistema potesse servire solo le strutture comunali. Invece i risultati dello studio dicono che si potrebbe fornire energia ad un migliaio di utenti. È una opportunità che vogliamo cogliere, sfruttando le potenzialità del Polo siderurgico».
«I numeri dello studio ci dicono che esiste la possibilità di dare una valida alternativa energetica alle nostre famiglie», prosegue il sindaco Montagnoli, «il teleriscaldamento, del resto, è una realtà che funziona anche in altre zone della provincia, come a Verona. Spetterà alla prossima amministrazione approfondire questo progetto, tenendo presente che il sistema potrebbe riscaldare anche l’acqua di una piscina pubblica.
Intanto abbiamo una base di partenza su cui sviluppare in futuro dei piani».

Sabato 04 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 27
ZEVIO. Il cogeneratore a pollina brucia le deiezioni dei polli e contemporaneamente le trasforma in energia e calore
Il gassificatore si farà ma il Comune non dice dove
L’impianto al centro del Consiglio comunale, Campedelli: «C’è la nostra disponibilità»
di Piero Taddei
La pollina viene prodotta soprattutto negli allevamenti avicoli
Se, come ne ha dato notizia L’Arena, il sindaco di Lavagno ha bocciato l’ipotesi di realizzare nel suo Comune un impianto di cogenerazione a pollina per togliere gli allevatori di polli e tacchini dall’incubo direttiva nitrati che dal primo gennaio 2008, a tutela delle falde acquifere, dimezza il carico di azoto nei campi, come sta la situazione a Zevio, l’altro Comune che si era mosso nella stessa direzione?
L’interrogativo è stato posto alla maggioranza di Paolo Lorenzoni, durante l’ultimo Consiglio comunale, da Nicola Ranghiero (Uniti cambiare si può). L’esponente dell’opposizione ha chiesto se all’impianto zeviano è stato dato il via libera, se c’è da attendere il parere d’impatto ambientale, se è stata individuata la zona in cui sorgerà e se il Comune intenda partecipare alla gestione. Ranghiero, infine, ha chiesto se rispetto alla disponibilità di massima accordata in un primo momento, il Comune abbia ora preclusioni all’impianto che, come fu ventilato, potrebbe sorgere nella zona industriale di Santa Maria.
Assente il sindaco Paolo Lorenzoni, a Ranghiero ha risposto il suo vice, nonché assessore all’ecologia, Samuele Campedelli: «Allo stato attuale, nessun progetto è depositato in Comune. Quindi è impossibile fare valutazioni sull’impianto, al quale avevamo dato disponibilità nell’ottica di favorire il mondo degli allevatori, fatta salva però la tutela della salute dei cittadini e l’inquinamento dell’ambiente».
Nell’imminenza dell’entrata in vigore della direttiva nitrati, il primo gennaio dello scorso anno, il presidente provinciale dell’Associazione italiana coltivatori, lo zeviano Albino Stevani, aveva indicato l’attivazione di un gassificatore a pirolisi quale soluzione per non dimezzare il numero di polli e tacchini allevati in loco, causa l’impossibilità di smaltire sui campi tutta la pollina prodotta. Verona, leader italiana nel comparto avicolo, e più in generale la Pianura Padana, non dispongono di superfici sufficienti ad accogliere il carico di nitrati indotto dalle deiezioni animali. Da qui l’idea di ridurre in cenere le deiezioni e contemporaneamente trasformarle in energia elettrica e acqua calda. Per soddisfare i fabbisogni della nostra Provincia servirebbero una decina di gassificatori, costo medio di ognuno 5 milioni di euro. Ma, come tra l’altro hanno sostenuto gli ambientalisti, manca una regia e, in primis, un piano di localizzazione.
Sul progetto di Stevani fioccarono le adesioni degli allevatori. Ora, ad oltre un anno di distanza, il presidente dell’Aic dice: «Stiamo procedendo a passi veloci. La tecnologia che intendiamo adottare non è più olandese ma americana. A breve andremo a verificarla direttamente negli Usa». Stevani fa poi sapere che gli allevatori aderenti al progetto della sua associazione si sono costituiti in società di trasformazione. Così, secondo quanto legiferato dalla Regione, hanno tempo fino al primo gennaio 2011 per attivare l’impianto, «fornibile in sei mesi di tempo».
Il presidente conclude: «Già abbiamo acquistato il terreno su cui insediare il gassificatore. Però preferisco non dire dove sorgerà». La prudenza di Stevani punta ad evitare contestazioni in tempi in cui anche a Zevio l’inceneritore di Ca’ del Bue fa discutere.

Venerdì 03 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 29
ZEVIO.Ambulanze a scuola ma era solo paura
Bimbi spaventati dall’acquaragia

Attimi di panico ieri nel primo pomeriggio alle scuole elementari San Giovanni Bosco del capoluogo, ma in realtà senza particolari conseguenze per i piccoli protagonisti della vicenda che ha messo a soqquadro il paese per l’intervento di tre ambulanze: del locale ospedale Chiarenzi, di quello di San Bonifacio, della Croce verde. L’allarme ha sortito l’arrivo di carabinieri, vigili urbani e del fuoco, e dell’assessore alla sicurezza Diego Ruzza.
Una sirena dietro l’altra perché, secondo la ricostruzione dei carabinieri del maresciallo Ermano Olive, 15 alunni di quinta elementare si sono sentiti male dopo aver respirato esalazioni di acquaragia, il solvente usato in classe per diluire la vernice necessaria a colorare le uova da donare ai genitori in occasione di Pasqua. A lavori ultimati, l’insegnate avrebbe messo a pulire i pennelli in bicchieri di acquaragia posti sul davanzale della finestra. Ma dopo un po’ alcuni bimbi hanno accusato malori forse perché porta e finestre dell’aula erano chiuse. La suggestione pare aver fatto il resto. Risultato: l’androne della scuola si è trasformato in infermeria e la cosa ha impressionato papà e mamme in arrivo.
Il gran daffare del dottor Luciano Palazzin, colonna portante del pronto soccorso zeviano, ha ridotto a uno soltanto i bambini trasportati per accertamenti all’ospedale di San Bonifacio: sembra che il piccolo ricoverato sia stato vittima d’una crisi di panico. Intanto i carabinieri hanno informato l’autorità giudiziaria e posto sotto sequestro vernice, acquaragia e bicchieri che contenevano i pennelli. Scopo, appurare se la mescolanza vernice-solvente abbia dato origine a qualche reazione chimica.P.T.

Giovedì 02 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina
BELFIORE. Il progettato impianto idroelettrico sul canale ex Sava garantirà energia pulita ma anche entrate certe nelle casse municipali
Centrale, il Comune fa l’affare
Ricaverà 350mila euro all’anno per quindici anni I costruttori si impegnano a favorire l’imprenditoria locale
di Zeno Martini
La centrale idroelettrica di Belfiore, allo sbocco del canale ex Sava nel fiume Adige, il cui progetto è attualmente all’esame della commissione regionale per la valutazione di impatto ambientale, sarà un bel vantaggio per il Comune: di fatto risolverà tutti i problemi economici del Comune almeno per i prossimi quindici anni. Grazie alla convenzione siglata dall’amministrazione pubblica con la società Energia e infrastrutture Esco, a partire dall’entrata in funzione dell’impianto e per tutta la durata della concessione regionale, che in genere è di quindici anni, entreranno nella casse municipali circa 350 mila euro l’anno.
Questa cifra è il risultato dell’8 per cento del fatturato lordo della società, derivante dalla vendita dell’energia elettrica prodotta, più una percentuale sui «certificati verdi», cioè gli incentivi che vengono garantiti a livello europeo agli impianti meno inquinanti e che utilizzano fonti di energia rinnovabile. Una volta scaduta, la concessione potrà essere rinnovata con la Regione, e il Comune continuerà a percepire annualmente le royalties sul fatturato lordo, ma senza i certificati verdi, per l’intera durata anche della seconda concessione.
Sulla convenzione è previsto anche un anticipo di 100 mila euro l’anno al Comune, dal momento del rilascio dell’autorizzazione da parte della Regione per i tre anni successivi, durante i quali la società costruirà la centrale. Soldi anticipati, che poi verranno detratti nel momento in cui la società En.In.Esco comincerà a versare l’8 per cento del fatturato lordo sulla vendita dell’energia elettrica prodotta.
Insomma, i problemi dei tagli ai trasferimenti statali e dei limiti imposti al bilancio dal patto di stabilità saranno risolti in un sol colpo grazie a queste royalties, che significheranno per i belfioresi più servizi e fondi certi per le opere pubbliche. Soddisfazione dunque dalla pubblica amministrazione, che ha trattato per un anno con la società prima di arrivare ad avere questa nuova entrata certa.
«Il Comune avrà un vantaggio economico consistente», rimarca l’ingegner Gino Cherubini, capo del team di progettisti della centrale ed è direttore dell’Agsm, «sebbene la normativa in materia non prescriva alcunché e non obblighi i privati a versare nulla all’ente pubblico. Tuttavia, noi veniamo come ospiti in questa comunità, pertanto ci è parso giusto tradurre in questo maniera la riconoscenza per l’ospitalità che ci viene data».
Ma non è ancora tutto. «Nella convenzione è stato inserito anche che la società si impegna a favorire l’imprenditoria locale», aggiunge il sindaco, Gianfranco Carbognin, «nella fase di realizzazione dell’impianto. Questo farà bene alla nostre imprese in questa fase di crisi economica che stiamo attraversando».
Per costruire la centrale, occorreranno due anni. «I primi quattro mesi serviranno per gli interventi di scavo», prospetta l’ingegner Cherubini, «e per fare queste operazioni si aggiungeranno solo dieci mezzi pesanti al giorno al normale flusso di veicoli».

Giovedì 02 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 25
Parte dei macchinari sotto l’alveo del fiume
L’impianto con tre turbine tipo Kaplan avrà un impatto limitato sull’ambiente. E’ stato studiato per non essere invasivo: da lontano si vedrà appena. «Un cubo di cemento armato non è certo bello», ammette la dottoressa Flavia Cappelli responsabile del procedimento di «Via» della centrale per le società proponenti (En.In.Esco e Agsm), «abbiamo studiato il modo migliore per inserirlo nell’ambiente. Ma la commissione regionale Via, potrebbe chiedere delle soluzioni progettuali diverse da quelle che proponiamo, alle quali ci atterremmo». L’argine dall’Adige e del canale demaniale ex Sava verranno risistemati e piantumati. «Una parte dell’edificio sarà adagiata sulla sponda e l’altra parte sarà immersa nell’alveo del fiume», precisa il progettista ingegner Andrea Sposetti, collaboratore di Cherubini. «Verranno occupate tre voci dell’attuale passerella, ma la capacità di deflusso del canale rimarrà invariata. Sono stati previsti degli interventi di stabilizzazione dell’argine», aggiunge sempre Sposetti, «inoltre allo sbocco del canale saranno sistemati i massi esistenti che infrangono l’acqua in caduta e altri verranno aggiunti». La centrale poggerà su delle paratie in calcestruzzo armato, che saranno infisse nel fondo dell’alveo del fiume e che avranno la funzione pure di impedire la risalita dell’acqua. La struttura si basa su due carroponti: il primo raccoglierà le attrezzature e la centrale di controllo dell’impianto che sarà automatizzata, mentre l’altro carroponte conterrà le tre turbine. La centrale produrrà tra i 15 e i 22 milioni di chilowattora l’anno, garantendo l’elettricità a circa 20 mila famiglie. «Energia pulita», tiene a sottolineare il sindaco Carbognin, «perché verrà prodotta da fonti rinnovabili e garantirà una minore emissione di gas serra nell’atmosfera, circa 15 mila tonnellate l’anno di anidride carbonica in meno. Insomma, daremo una grossa mano per far diminuire l’inquinamento», conclude Carbognin.Z.M.

Giovedì 02 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 26
SAN GIOVANNI LUPATOTO. Al dibattito sulla riattivazione dell’inceneritore, che si è tenuto a Raldon, il sindaco difende il collega di Verona
Ca’ del Bue? «Tosi l’ha solo ereditato»
Zerman: «Impianto previsto dalla Regione, noi vogliamo riconvertirlo e puntare sulla raccolta differenziata»
di Renzo Gastaldo
Il sangue non è acqua (e la comune appartenenza di partito neppure) e quando, nel post dibattito riservato alle domande dei presenti, è stato attaccato il sindaco di Verona, Flavio Tosi, Fabrizio Zerman, sindaco di San Giovanni Lupatoto, è intervenuto in sua difesa. E’ successo martedì sera nel corso dell’incontro sull’inceneritore di Ca’ del Bue, guidato dal presidente del consiglio Daniele Turella, che si è svolto nel centro comunitario di Raldon.
«Il sindaco Tosi vuole fare un inceneritore che inquinerà ulteriormente il territorio e che arrecherà danno alla salute. Perché non invece si oppone a Ca’ del Bue?», aveva chiesto una cittadina di Campagnola. «E perché i sindaci di San Giovanni, Zevio e San Martino Buon Albergo, invece di fare tanti incontri, non si danno da fare con la Regione?».
Prima Turella ha spiegato che l’azione congiunta delle tre amministrazioni comunali è un grande risultato, l’unico che può aprire qualche spiraglio nella vicenda. Poi Zerman ha difeso Tosi.
«Il sindaco Tosi non ha voluto ma ha ereditato Ca’ del Bue», ha controbattuto. «E occorre tenere conto che l’inceneritore è un impianto voluto dalla Regione che nel suo piano dei rifiuti ha previsto quattro termovalorizzatori. Noi stiamo facendo il possibile per riconvertirlo». Prima erano intervenuti nel dibattito sia Zerman che Valerio Avesani, primo cittadino di San Martino. Era presente anche il vicesindaco di Zevio, Samuele Campedelli. I due sindaci hanno posto in evidenza che la battaglia contro Ca’ del Bue si vince riducendo la produzione di rifiuti. «L’incenerimento è la scorciatoia più breve ma fa male», ha detto Zerman. «Abbiamo chiesto un confronto a livello tecnico per informare la gente e spiegare che ricadute ci siano sulla salute ma finora senza esiti. Loro continuano insistere sulla scelta dell’inceneritore e noi continuiamo ad avere paura. Presto partiremo con una innovativa soluzione per la raccolta porta a porta (annunciata da quasi 2 anni, ndr)».
«Ho preso le distanze dall’interrogativo se l’inceneritore faccia male oppure no, piuttosto mi impegno per applicare l’alternativa che è la riduzione dei rifiuti e la raccolta differenziata», ha detto Avesani ricordando di aver invano offerto possibilità di insediamento nel suo territorio ad aziende che svolgano ricerca sul trattamento dei rifiuti.
Il dottor Celestino Panizza, medico del lavoro, aveva prima svolto la sua relazione affermando che «l’impatto degli inceneritori sulla salute è rilevante». Il ricercatore ha messo in evidenza che le sostanze pericolose si formano nella parte finale della combustione quando vengono originati componenti molto tossici.
«Gli effetti sulla salute dell’inquinamento chimico prodotto dagli inceneritori sono molto importanti», ha aggiunto Panizza. «E’ censurabile aspettare di vedere che si manifestino i danni alla salute per fermare questi impianti».
Il professor Marino Ruzzenenti, secondo relatore, ha insistito sulla necessità di puntare sulla raccolta porta a porta dei rifiuti per depotenziare gli inceneritori. «La differenziata con i cassonetti non è efficace e aumenta solo i rifiuti. Il loro smaltimento non funziona neppure con il trattamento a freddo», ha detto. «Ca’ del Bue con i forni a griglia arriverà a bruciare 250 mila tonnellate all’anno per 30 anni, perché il suo risultato economico è legato a massimizzare il funzionamento. Occorre puntare sul porta a porta e questa è una responsabilità dei comuni».

Giovedì 02 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 26
«Il bando per i forni deve essere bloccato»
Il bando per la realizzazione dei forni a griglia dell’inceneritore di Ca’ del Bue deve essere bloccato. Lo ha chiesto l’avvocato Gianluigi Ceruti, legale e consulente dell’amministrazione comunale lupatotina. «I motivi per cui è necessario attuare di questo blocco sono almeno due», ha detto il legale. «Il primo è la mancata disponibilità al pubblico della relazione e della documentazione sulla visita in Israele dei vertici dell’Agsm dove è stata presa visione dell’impianto di trattamento dei rifiuti a freddo. Il secondo sono gli esiti dell’indagine epidemiologica commissionata nel 2006 dalla Regione da cui è risultato che il rischio di tumore aumenta nelle zone esposte alle emissioni degli inceneritori. A fronte di questi esiti, fatti propri dalla Regione stessa, non si possono realizzare nuovi inceneritori. La Regione non può fare una cosa e il suo contrario». Ceruti ha poi ricordato le vicende giudiziarie che hanno contraddistinto la localizzazione di Ca’ del Bue. «Si sono concluse con condanne e patteggiamenti di vari imputati», ha detto Ceruti. «L’esperienza ci dice che dove ci sono inceneritori c’è sempre assai da fare per la magistratura».R.G.

Mercoledì 01 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 23
ZEVIO. Dopo le polemiche sulla pressione del metano nelle tubature, il Consiglio ha approvato la nascita di un organismo tecnico-giuridico
Gas, una commissione controllerà la rete
Valuterà l’ipotesi di adeguare la convenzione con la Gritti

di Piero Taddei
Scalda il Consiglio la discussione sulla pressione minima del gas che circola nelle condotte comunali di Zevio. Ma al termine del batti e ribatti tra il vicesindaco Samuele Campedelli e il capogruppo di Uniti cambiare si può, Tiziano Migliorini, che al riguardo aveva presentato una mozione, scoppia la pace: l’assemblea concorda sulla costituzione in tempi brevi di una commissione tecnico-giuridica che vigili sull’attività della ditta che gestisce l’impianto, la Gritti gas, e valuti se esistono i presupposti per aggiornare la convenzione che disciplina il servizio.
Migliorini aveva dato fuoco alle polveri accusando la maggioranza d’aver «quasi abdicato alle prerogative di controllo sul servizio, limitandosi a leggere», in un precedente Consiglio, la risposta della Gritti gas a un’interpellanza presentata dal consigliere di minoranza sulla base di lamentele a lui giunte su carenze pressorie nella fornitura del metano ad abitazioni, che si sarebbero verificate nel periodo a ridosso delle festività di fine anno. Valori adotti: «15-16 millibar».
Per Migliorini, il Comune dovrebbe invece vigilare e svolgere funzioni d’indirizzo e programmazione, «come previsto da un decreto legislativo. La Gritti ha inoltre l’obbligo di dare servizi accessori come la regolazione della pressione nelle condotte, bilanciare il carico e la miscelazione del gas».
I capogruppo di «Uniti» è poi passato a contestare la relazione della Gritti sull’assenza di «norme sulla pressione minima del gas erogato»: «La convenzione Gritti-Comune del 1960 fissa la pressione d’esercizio a 50 millibar. A gennaio la ditta ha dichiarato che la pressione nelle condotte variava tra 19 e 20 millibar. Non è dato sapere se nel frattempo la Gritti ha modificato gli accordi col Comune».
Ma al di là del contenuto delle convenzioni, Migliorini ha sostenuto che «in sede europea il governo italiano ha dichiarato che nelle condotte nazionali la pressione minima del gas dev’essere 17 millibar, la nominale 20, la massima 25 millibar. Oltre a questo, ha definito il potere calorico che deve avere il metano distribuito. Per cui», ha concluso il capogruppo di Uniti, «il Comune deve modificare la convenzione con la Gritti, prevedendo una pressione minima al contatore di 20 millibar indipendentemente dall’ubicazione e dal calibro della presa. Mentre la pressione massima non dovrà superare i 29 millibar, come prevedono convenzioni di altri Comuni. E in caso di non rispetto dei limiti, vanno previste sanzioni».
Migliorini ha indicato anche come dovrebbero procedere i controlli: «Posizionando sulle linee misuratori di pressione visionabili senza preavviso da parte di tecnici comunali».
Le scintille tra Campedelli e l’esponente di Uniti sono volate dopo la prolusione di quest’ultimo: il vicesindaco ha dichiarato che «l’accordo preconsiliare tra i capigruppo era che Uniti ritirasse la mozione e che al riguardo fosse varata una commissione tecnica per affrontare la complessa materia, ed eventualmente aggiungere altre clausole alla luce delle nuove normative». Nuove puntualizzazioni da Migliorini, che poi ha giudicato positivamente il varo della commissione consiliare, e infine ha assicurato che la sua presa di posizione era volta esclusivamente a elencare le problematiche sul tappeto della distribuzione del gas nel Comune.

Mercoledì 01 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 23
Ma la Cig aveva dato ragione al gestore
A Zevio la questione gas metano è esplosa in pieno inverno, quando alcuni residenti lamentarono poca pressione ai contatori, 15-16 millibar, il che si sarebbe tradotto in uno scarso rendimento delle loro caldaie. Tiziano Migliorini, capogruppo di Uniti cambiare si può, aveva messo in relazione l’insufficente valore pressorio con la capacità calorica del gas distribuito, e chiesto al sindaco Paolo Lorenzoni di quantificare eventuali perdite e rimborsi all’utenza. La Gritti gas aveva risposto escludendo le alterazioni pressorie e le perdite di calore segnalate, asserendo che non si erano mai registrati disservizi sulla rete. Inoltre aveva fatto sapere che «ad oggi non sussistono normative tecniche che definiscano la pressione distributiva del gas al consumatore finale». Per bocca del vicesindaco Samuele Campedelli, la maggioranza sposò la tesi della Gritti e aggiunse che il Comune «non può sostituirsi a normative che dovrebbero essere statali». Parole che non convinsero Migliorini. Il nostro giornale sottopose la questione al Comitato italiano gas (Cig), che si occupa di norme, prevenzione, formazione e informazione per la sicurezza degli utilizzi di gas combustibili. E il Cig diede ragione alla Gritti, facendo però sapere che esistono disposizioni «che non possono essere ignorate», come la comunicazione sulla pressione del gas nelle condotte nazionali fatta in sede Ue anche dal governo italiano: minima 17 millibar, nominale 20, massima 25 millibar.P.T.





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venerdì, 27 marzo 2009

L'Assessorato alla cultura del Comune di Zevio,
l'Università del tempo libero e l'associazione Culturale Arkè, la Fondazione "L'Ancora ONLUS" di Verona

sono lieti di invitarVi ad un incontro sul tema:

La legge del Villaggio
Villaggio! al solo nominare questa parola, la fantasia mi riporta subito in Africa... lì il villaggio è sinonimo di vita, di sicurezza...

Relatore: don Renzo Zocca
Presidente della "Fondazione L'Ancora Onlus" di Verona

Sabato 28 marzo 2009, ore 21,00 presso la Sala Consigliare di Zevio

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